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Torna l’Alligatore in un mare di coca

Torna l’Alligatore, il personaggio che ha reso popolari i noir di Massimo Carlotto. E nella nuova avventura, intitolata L’amore del bandito (Edizioni E/O, pp. 191, 15 euro), Carlotto torna a raccontare la Padova criminale, epicentro di un grande mercato in cui legalità e illegalità vivono fianco a fianco, fingendo di ignorarsi. La speranza non c’è quasi mai nelle pagine di Carlotto, ma questa volta domina veramente un senso di accerchiamento, con una criminalità che ha preso possesso dei gangli vitali di una città che finge di ignorare quello che le sta accadendo. Il libro di Carlotto è in qualche modo parallelo al Gomorra di Saviano, anche se la scrittura è completamente diversa. Ciò che è comune è la descrizione di una società che è nelle mani della criminalità organizzata. Lì è la Camorra, qui sono le mafie kossovare, serbe, albanesi, che peraltro con tutte le altre mafie hanno legami stretti e profondi. Carlotto racconta che mentre le ronde prendono di mira clandestini e piccoli spacciatori, i traffici delle grandi organizzazioni criminali prosperano, mettono giacca e cravatta, si incrociano con gli investimenti che hanno reso ricco il Nordest. Lo soffocano ma tutti fanno finta di niente, nessuno vuole vedere, se non quei personaggi marginali, come l’Alligatore, troppo disillusi per credere alla apparenze di una società che prospera tra spritz e ristoranti in cui la cocaina è servita più dello champagne. Come spesso accade nei libri di Carlotto l’invenzione si innesta su elementi reali. In questo caso è il furto di un grande quantitativo di droga dall’Istituto di Medicina Legale dell’ Università di Padova.
 L’Alligatore, ovvero Marco Buratti, ex detenuto politico e investigatore privato senza licenza, viene suo malgrado coinvolto nelle indagini che lo portano a scontrarsi con pezzi di mafie e pezzi di Stato. Senza speranza, perché il mondo che descrive Carlotto è un mondo senza giustizia, in cui la legge è costantemente scavalcata dagli interessi economici, in cui la polizia non si sa mai bene da che parte stia. Non rimane, allora, all’Alligatore ed ai suoi soci, Max la memoria e il contrabbandiere Rossini, che provare a sopravvivere a quello che vanno scoprendo. Ma per sopravvivere bisogna scendere sullo stesso piano, sporcarsi le mani, perché conservare l’innocenza non è più possibile per nessuno. Ma L’amore del bandito è anche qualcos’altro, perché racconta che qualcosa di vero è rimasto, anche se sommerso dalla violenza, dall’interesse. Sopravvivono i legami, i sentimenti, l’amicizia, l’amore, che compaiono all’improvviso anche nei personaggi più cupi, più feroci, forse non come una possibilità di redenzione, ma almeno come segno di una umanità non del tutto perduta. (n.m.i.)