13 settembre 2009 —
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sezione: Regione
VENEZIA. La giunta Galan, che dorme da 14 anni sulla legge per la cultura, sempre annunciata dal presidente ad ogni inizio legislatura e mai approvata, anzi neanche discussa, sè svegliata di colpo. E come se lavesse morsa una tarantola, si è lanciata ventre a terra per recuperare il terreno perduto con una delibera che promuove «azioni regionali per la valorizzazione del patrimonio culturale».
E uno degli appalti più veloci di cui si abbia memoria. Pochi soldi, rispetto alle dotazioni milionarie cui siamo abituati nel muscoloso Veneto delle grandi opere pubbliche, appena 996.000 euro in tutto, ma sempre soldi delle tasse, sparati con la rapidità del baleno, come neanche la pistola di Billy the Kid riusciva a fare. Citiamo il famoso bandito che tutti abbiamo visto al cinema, perché anche qui cè un film di mezzo, anzi un docu-fiction, pezzo pregiato della manovra culturale. Qualcosa di mastodontico, tipo il Padrino, la Piovra, Rocky Balboa: 4 puntate da unora circa, totale 208 minuti, per illustrare «la storia di Venezia e del Veneto, con animazioni e fiction, dialoghi tra attori e un linguaggio audiovisivo coinvolgente e innovativo». Lo prevede la delibera n. 1914 del 30 giugno, pubblicata sul Bur n. 62 del 31 luglio, che stabilisce il termine per la presentazione delle offerte: domani a mezzogiorno. Da segnalare che il titolare della cultura è lo stesso Giancarlo Galan, o in subordine il suo portavoce Franco Miracco, cui il presidente lascia ampia delega.
Secondo Galan, o in subordine il suo portavoce, è dunque possibile in 45 giorni scrivere un copione per 208 minuti di documentario e di fiction, sceneggiarlo, vagliarlo e riadattarlo; con la sceneggiatura in mano, costruire il preventivo e il budget; cercare gli attori che stiano dentro al budget, perché il docu-fiction «va girato in inglese e doppiato in italiano, con sottotitoli in tedesco, francese, spagnolo, russo e cinese»; firmare un pre-contratto con loro e con una televisione che si impegni a mandarlo in onda. «E produrre le prove di tutto questo entro domani a mezzogiorno, quando chiunque nel nostro mestiere sa che solo per avere la sceneggiatura di unora ci vogliono tre mesi», dice un produttore che non vuole essere citato. Motivo: le aziende di produzione nel Veneto sono qualche decina. Tutti conoscono tutti, al punto che sanno già chi vincerà: «E un appalto costruito su un progetto già esistente». Le proteste non sono ignote al manovratore: risulta che ci sia stato un imbarazzante benché inutile incontro a palazzo Sceriman, sede di Veneto Film Commission, braccio operativo della direzione cultura, tra operatori e dirigenti regionali.
Ciliegina sulla torta: mentre presta il fianco alle contestazioni sui suoi appalti, la giunta regionale si straccia le vesti per quelli del Comune di Venezia. Siamo al bue che dà del cornuto allasino.Il 4 settembre una nota del portavoce di Galan attacca pesantemente «i bandi di gara della Fondazione Musei Civici di Venezia, ritenuti illegittimi e assai deludenti». La gara era bandita per la gestione di caffetterie e bookshop. Fermo restando che la delusione è un sentimento che fa star male, lillegittimità una violazione che comporta una sanzione, nella nota il portavoce di Galan non sa darsi spiegazione del fatto che «nemmeno uno dei più di duemila gestori di pubblici esercizi veneziani abbia avuto la tentazione di mettersi in gara» e che «ben due offerte per la caffetteria siano state scartate per errori formali e unaltra scartata nonostante provenisse dallunica multinazionale per la ristorazione esistente in Italia: Autogrill». Va bene tutto, ma da quando basta chiamarsi Benetton per vincere?