Nella Marca la rapina ai Giraldo e la latitanza

TREVISO.Un doppio filo rosso lega Giuseppe Valerio Fioravanti alla città di Treviso. E' nel capoluogo della Marca che l'ex esponente dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) disse di trovarsi quando venne compiuta la strage di Bologna, il 2 agosto del 1980 e qui che trovò rifugio durante la latitanza scattata dopo i reati commessi nella capitale. E' a Treviso, inoltre, che un commando di cui avrebbe fatto parte anche il terrorista nero, svaligiò la gioielleria Giraldo in Calmaggiore il 19 dicembre dello stesso anno.
L'alibi e la latitanza.La presenza in città della coppia Giusva Fioravanti e Francesca Mambro è stata al centro di una fase del processo per la strage di Bologna. Gli sposini del Nar, infatti, hanno sostenuto che in quei giorni non erano a Bologna, ma a Treviso, in casa di un loro camerata, Gilberto Cavallini, marito di Flavia Sbrojavacca, rampolla della famiglia che gestiva un'affermata agenzia viaggi. Lo stesso Cavallini sostenne durante il processo di Bologna di esserli andati a prendere all'aeroporto di Treviso, in arrivo da Roma. Una deposizione che però venne contestata dall'accusa: a quell'epoca, dimostrò il pm in udienza, non c'erano collegamenti aerei tra la capitale e il capoluogo della Marca. Fioravanti e Mambro, da parte loro, affermeranno di non ricordare con precisione se l'aeroporto era a Treviso oppure a Venezia. La coppia, stando ai riscontri delle indagini, aveva trovato rifugio in città durante il periodo della latitanza.
Il colpo.Il «covo» trevigiano dei terroristi del Nar era venuto alla luce durante le indagini su un altro episodio criminale: la rapina ai danni della gioielleria Giraldo in Calmaggiore. Il colpo fu messo a segno il 19 dicembre 1980: un commando formato da Giusva Fioravanti, dal fratello Cristiano (che successivamente fece i nomi dei componenti della banda), dalla Mambro, da Gilberto Cavallini, da Giorgio Vale, da Pasquale Belsito, da Fiorenzo Trincanato (padovano), da Stefano Soderini e Andrea Vian, assaltò la gioielleria. I rapinatori andarono a casa di Giraldo, un villino nei pressi di viale Luzzati, presero in ostaggio l'intera famiglia e portarono poi il capofamiglia in gioielleria per fargliela aprire. I malviventi ripulirono completamente il negozio e i gioielli vennero ricettati dal veronese Angelo Manfrin, il cui nome era spuntato anche in occasione di un precedente colpo messo a segno il 7 marzo 1980 quando a Trieste Fioravanti e Cavallini razziarono una gioielleria. Secondo gli inquirenti era stato proprio il veronese a preparare i covi di cui la coppia avrebbe usufruito durante la permanenza in Veneto.
Il processo venne fatto a Treviso, presso l'ex Gil (oggi biblioteca), trasformata in aula bunker.
(Sabrina Tomè)