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Savana padana, veneti cinesi rom tutti contro tutti


di Silvia Gorgi
«Ah, povera Italia. Ormai ze’ndà tuto ramengo!»: questa la frase che da sempre ripete il vecchio Nane, alla sua Gigia, il suo cane, sotto il poster di Coppi al Bar dello Sport di San Vito. Una strada divide il paese, da una parte il Brenta, dall’altra il Piovego. Da una parte il bar dello Sport, quello dei “Tosi” e del Bestia; dall’altra quello dei cinesi e dei loschi traffici di Chen, Il Tigre. In questo habitat, corrotte geometrie umane e sociali si delineano attraverso azioni criminose che coinvolgono, veneti, cinesi, e gli zingari che si riuniscono, nella villa di San Vito, per il 13 giugno, in quanto devoti al Santo, con tutto il clan di Remus. Rom, sinti, kalèm, gitani, in arrivo da tutta Europa. In questo “bailamme”, fra raggiri e rese dei conti, in un gioco che vorticosamente diviene quello di “tutti contro tutti”, e che ruota attorno alla scomparsa di una statua del Santo, si srotola la vicenda pulp-noir di Savana Padana, edizioni Zona, 13 euro. Esordio letterario di Matteo Righetto, insegnante di lettere, padovano, autore di pubblicazioni per l’infanzia - La Storia dell’Orso, La Cornacchia Bianca - che qui si cimenta nel genere di cui è appassionato lettore. Ne esce un romanzo che traccia, in maniera sgangherata, i tratti di un territorio, diffidente e kitsch insieme, in cui il carabiniere, chiamato a sbrogliare la matassa, è meridionale e si chiama Fetente e l’estetista, che sa tutto di tutti, è l’amante segreta del Bestia. Attraverso una serie di “trovate” comiche e di sorprese, Righetto trasferisce le caratterizzazioni che traccia, con personaggi stereotipati, su un crinale in cui l’ironia distorce e dissacra la realtà, e i protagonisti divertono e finiscono per essere inesorabilmente simpatici al lettore. Adatto ad una trasposizione cinematografica o per fumetti, Savana Padana non si inserisce nel filone della letteratura intimistica scelta dagli autori del Nordest negli ultimi anni, ma si propone come entertainment, cui unisce un lavoro linguistico fatto sui dialetti (veneto e gitano) interessante e la descrizione epica di una pianura, piatta, umida e tignosa, in cui l’afa non lascia scampo.