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Camion rosa per carichi proibiti


di Enzo Bordin
 GRANTORTO. I soldi prima di tutto. Coi soldi si fanno ballare anche gli orsi al circo, figurarsi se non si possono trasportare rifiuti «proibiti» falsificando i dati per rendere l’equazione manipolativa più semplice. E’ la filosofia imprenditoriale sottesa all’operato di Loris Levio, arrestato all’alba di mercoledì scorso dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) nell’ambito dell’inchiesta su un traffico di materiale di scarto tossico e pericoloso, esportato dall’Italia alla Cina e poi utilizzato come materia prima nella produzione di giocattoli per bambini fino ai 4 anni, destinati al mercato internazionale. Un dato rende eloquente il pressapochismo etico di questo personaggio descritto a Grantorto, Selvazzano, Vigonza e Badia Polesine, dove operano le sue quattro aziende, come una «persona per bene». I container pieni di rifiuti mefitici venivano scaricati nei vari porti del Veneto con pagamento immediato, ossia in franco-partenza per dirla in gergo commerciale.
 E una volta imbarcata, quella merce con documentazione fasulla e già profumatamente pagata finiva per perdere qualsiasi identità. Con questo sistema, l’imprenditore della «Levio Loris srl» ha potuto raccogliere milioni di euro in contanti. Altro che tratte di pagamento a scadenza 90 e 120 giorni. Per lui questo problema non esisteva. Voleva solo cash-flow sull’unghia.
 Prima di addentrarci nelle segrete cose di Levio, va ricordato che ha tre figli (una ragazza lavora con lui) ed è separato dalla moglie, una «principessa» Rom i cui familiari hanno fatto fortuna raccogliendo ferro usato. E’ da loro che ha appreso il mestiere, adattandolo ai tempi. A livello di autorizzazione, le aziende dell’imprenditore di Grantorto possono raccogliere e vendere solo plastica e carta da macero. Invece nei camion veniva caricato di tutto. E come una legge di contrappasso, questi camion erano dipinti con colori tinta pastello, rosa con scritte verdi, così da farli apparire «ecologici» per attenuare esternamente le nefandezze raccolte al loro interno.
 Trasporti pubblicizzati su alcune Tv locali e fatti passare come esempio d’imprenditoria creativa, dove paghi dieci e vendi per cento.
 Ad aiutare Levio come factotum nei suoi giri con la Cina era Mingming You, 45 anni, cinese, con residenza a Como. Legato a lei da rapporti sentimentali, la impiegava come traduttrice dei vari messaggi in partenza ed in arrivo ma anche come referente di centinaia di telefonate in cinese intercettate dai carabinieri del Noe e solo in parte tradotte. Ci vorrebbero diversi mesi per trascriverle tutte. Forse emergerebbe un filone inedito dell’inchiesta, destinato ad interessare soprattutto le autorità giudiziarie cinesi per scoprire intrecci, coperture, appoggi e corruzioni insite in questo genere di traffici. Ma c’è un altro aspetto che non sfugge agli inquirenti. Riguarda il comportamento della Provincia di Padova che in tutti questi anni non ha mai fatto, a quanto risulta, controlli sulla «Levio Loris srl» che pur beneficiava di un’autorizzazione ordinaria e semplificata, in rapporto ai materiali trattati.
 Questa azienda ha così potuto agire indisturbata, caricando sui container rifiuti miscelati senza alcun rispetto delle norme che impongono trattamenti differenziati e lavorazioni particolari per gli scarti ritenuti tossici. Camion diretti in Asia attraverso i porti di Venezia, Livorno, Trieste, Genova e Ravenna. Così va il mondo.

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