I feriti: «Scarsa informazione»

Le prime 25 cause per lesioni colpose sono state archiviate, quella per attentato alla circolazione dei mezzi pubblici pure. Ma i cittadini rimasti vittime della rotaia del tram non si vogliono arrendere e, assistiti dall'avvocato Roberto Morachiello, stanno preparando una causa civile collettiva. Chiederanno al Comune oltre 400 mila euro. Lo spiraglio per questa nuova azione legale lo dà il testo dell'ordinanza con cui il gip Rita Bortolotti ha archiviato l'ultima inchiesta. Sembra un controsenso, ma non è cosi. Ecco perché.
Il giudice «non ignora che, soprattutto nella prima fase di esercizio del metrotram, si sono verificati incidenti anche gravi per lo più a ciclisti e motociclisti». Cosi come sarebbe stata necessaria una preventiva attività informativa, «avvertendo i cittadini della necessità di maggiore prudenza e attenzione nel percorrere e attraversare le vie lungo la tratta del tram e dei pericoli che avrebbero corso». In ogni caso, anche se si ritenesse che la caduta dovuta alle rotaie non fosse stata evitabile per il malcapitato conducente che si trovava in quel momento a circolare, si potrebbe ravvisare una «responsabilità in accadimento» che prescinde dai profili di colpa (generica o specifica) e «legittima l'azione civile nei confronti dell'amministrazione comunale».
«Il giudice nella sua ordinanza ha scritto che, in effetti, ci sono gli estremi per una causa civile - sottolinea l'avvocato Morachiello, che da anni segue il Comitato Vittime del Tram - soprattutto nei primi tempi mancavano comunicazioni e i cittadini non potevano comprendere il pericolo che correvano. Il reato che veniva addebitato al sindaco Zanonato non esiste, perché richiede il dolo, ma i presupposti per un'azione civile ci sono tutti, soprattutto per i primi incidenti. Per quelli successivi, poi, il Comune ha predisposto una serie di note informative». In questo caso potrebbe essere chiamata in causa direttamente la Fondiaria Sai, l'assicurazione a cui si appoggia il Comune per i risarcimenti danni.
«Sto decidendo se fare un'azione collettiva o se farne tante, ma mi sembra più incisiva l'azione collettiva. Sarebbe la prima a Padova», commenta l'avvocato. Il 18 giugno prossimo, intanto, un altro caso verrà portato davanti al gip: quello della morte del motociclista Franco Zambon. Il quarantunenne dell'Arcella è rimasto vittima di un incidente il 5 giugno 2008 in riviera Businello. A quasi un anno esatto dalla sua morte, il tragico evento arriva davanti al giudice.