Ciclisti feriti, archiviate 25 cause


C'è chi si è fratturato una gamba, chi si è sbucciato le ginocchia, chi ha distrutto lo scooter e chi invece, purtroppo, ha perso la vita. Quella dei caduti sulle rotaie del tram è una storia che inizia nei primi mesi del 2005 e che non si è ancora conclusa. La gente continua a cadere, ma a livello giudiziario sta per essere messa per sempre la parola «fine». Sono arrivati infatti davanti al giudice i primi 25 ricorsi fatti da altrettante vittime della «rotaia killer». E sono stati tutti archiviati. Nei procedimenti giunti in procura risultavano citati come responsabili il sindaco Flavio Zanonato, il caposettore Mobilità Daniele Agostini e il supervisore del progetto Metrobus Umberto Rovini.
«... in analogo procedimento è stata avanzata richiesta di emissione di decreto di archiviazione, considerato l'esito della consulenza tecnica affidata all'architetto Federico Verderi e della constatazione che il progetto del Metrotram e delle installazioni su cui avviene l'esercizio del servizio sono state oggetto delle valutazioni previste per legge che ne hanno attestato la conformità agli standard tecnici vigenti». In calce la firma dei giudici Renata Zaffanella e Nazarena Zanini. I pronunciamenti risalgono al 14 maggio scorso.
IL LEGALE.«Purtroppo le stanno archiviando, una dopo l'altra. Sono desolato e non riesco a farmene una ragione. Evidentemente ci sono delle diverse correnti di pensiero». L'avvocato Roberto Morachiello segue da sempre le cause promosse dal Comitato Vittime Metrobus. Ne ha presentate 80, ma l'esito delle prime 25 non è certo incoraggiante. «La statistica sta dalla nostra parte, nel senso che la gente continua a cadere - sottolinea - però c'è un evidente allineamento di pensiero tra la procura e il Comune. Entrambi ritengono che le rotaie non siano pericolose, non si sa in base a cosa. Prove tecniche ufficiali non ce ne sono. Non ho mai visto una perizia, mai visto un ingegnere. Non esistono consulenze tecniche fatte con un contraddittorio. Gli interessi in campo sono talmente tanti che avrei preferito vedere personalmente le perizie».
I NUMERI.Le cause attribuibili al Comitato sono 80, ma ce ne sono altrettante fatte da privati cittadini rimasti vittima delle rotaie del tram. Chi ha promosso una causa civile dovrà pure sobbarcarsi le spese giudiziarie. Chi invece ha scelto la via penale dovrà rassegnarsi all'archiviazione. Peraltro domani sarà un'altra giornata importante, perché il gip si dovrà pronunciare sull'omologazione del tram. Il presidente del comitato Gino De Pauli, sostiene che il mezzo non sia omologato.
L'ESCALATION.Gli incidenti accertati sono stati 245, dai primi mesi del 2005 ad oggi: una serie lunghissima di cadute, con conseguenze di varia entità. Fino all'anno scorso, quando il 5 giugno 2008 è morto Franco Zambon, 41 anni, residente all'Arcella. L'uomo ha perso la vita a causa delle ferite riportate nell'incidente accaduto sulla rotaia del tram in Riviera Businello, mentre stava viaggiando in sella alla sua moto. Adriano Zambon, padre di Franco, ha poi firmato l'atto di denuncia-querela contro i soggetti che, a vario titolo, risultano coinvolti nella costruzione, progettazione, posa in opera e manutenzione del mezzo Translohr. Il legale che tutela il Comitato ha consegnato alla procura di Padova l'atto. L'inchiesta è stata avviata dal pm Paolo Luca come «fascicolo atti relativi», quindi senza indagati. Nel documento il legale ha puntualizzato come i rilievi dell'incidente siano stati eseguiti dalla polizia municipale di Padova. Ora c'è molta attesa anche per l'esito di questa causa. Anche se dal trend delle prime sentenze, non ci si aspettano esiti differenti.
INVALIDO A VITA.La denuncia della pericolosità delle rotaie è stata fatta in tutti i modi, attraverso i giornali, le televisioni, le carte bollate. Ma molte sono passate anche attraverso il web, in particolare il sito internet www.youtube.com. Eclatante fu il caso di Roberto Giacomini che parlò da un letto della clinica ortopedica dell'ospedale, mostrando le fratture a tibia, perone e malleolo dopo una caduta sulla rotaia del tram. Il giovane motociclista, con la caviglia ingessata e alzata, raccontò la sua disavventura: «Stavo percorrendo via Tiziano Aspetti in un giorno di pioggia quando all'altezza del bingo a San Carlo ho toccato la rotaia con la ruota, che poi è finita sulla parte rossa particolarmente scivolosa. Ora non potrò poggiare il piede a terra prima di 5 o 6 mesi, sarò costretto a una lunga riabilitazione e rimarrò invalido a vita». L'intento era quello di dare forza alla protesta, per renderla più incisiva, sperando in un adeguato risarcimento. Ma cosi non è stato.

Enrico Ferro