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Codice etico per la parentopoli al Bo

 Nepotismo e favoritismo al Bo, ieri il senato accademico ha approvato il Codice etico all’unanimità. Off-limits alle parentele in Ateneo tra docenti? Non proprio.
 Le parentele possono starci, a patto che siano giustificate dal giusto merito e dalla giusta opportunità. Opportunità nel senso latino del termine. Perché il difensore civico preposto al ruolo di supervisore super partes (al posto di un vero e proprio comitato etico) dovrà decidere su nepotismi, favoritismi, conflitti di interessi e abusi di ufficio veri o presunti (pena non una sanzione bensì una segnalazione) caso per caso. Area di studio per area di studio. E dipartimento per dipartimento. In pratica, sono aboliti i salti di carriera sospetti all’interno dello stesso raggio d’azione: il cittadino «x» nipote (o partner o cugino) del professore «y» può benissimo insegnare in Ateneo, a patto che non sia nella stessa area scientifica.
 Non solo: l’alunno «x» pupillo del docente «y» può benissimo fare carriera, ma non deve passare sopra gli altri studenti ai concorsi proprio perché pupillo. Una questione di merito, appunto. E di opportunità. E di norme: il testo, approvato dal senato accademico in linea di massima già nel settembre 2008, è stato perfezionato grazie alle critiche e ai suggerimenti di vari senatori (primo fra tutti Giovanni Bittante). Un taglia e cuci e aggiungi per cui allora era stata nominata una commissione ad hoc.
 Prendiamo il caso dei casi, quello di Milanesi senior e Milanesi junior: qualche tempo fa scoppiò una polemicona per l’assunzione con un contratto da tecnico del suono di Federico, il figlio del rettore, al Master in giornalismo. E prendiamo poi i casi eclatanti della facoltà medica: padre Antonio Ambrosini e figlio Guido all’interno della Clinica Ostetrica; Alberto Staffieri e figlia Claudia, per arrivare ai Favero padre e figlio, passando per i D’Amico. Questi exempla devono, adesso, servire da monito. Zaccaria, che ha steso la bozza del documento a sei mani col preside di Scienze politiche Gianni Riccamboni e il professore Gherardo Bergonzini, si dice «contento di un risultato atteso da tempo e arrivato con l’approvazione unanime da parte dei docenti». Il motivo per cui il testo, redatto nel settembre scorso, sia giunto alla fatidica approvazione solo ieri, è così giustificato dal prorettore: «Alcuni professori volevano dare il loro contributo, cancellando e rivedendo un paio di articoli e la commissione investita di questa funzione ha dovuto vagliare le varie proposte».
 I maligni dicono che sia una mossa studiata apposta da Zaccaria, candidato a rettore, per tirare acqua al suo mulino, ad appannaggio di un’altra iniziativa simile del rivale Giovanni Bittante. Ma lui respinge le accuse: «La bozza era pronta in un tempo assolutamente non sospetto». Campagna elettorale a parte, a dirsi soddisfatto nella forma ma scettico nella sostanza è Ermanno Ancona, ordinario e direttore della Clinica Chirurgica Terza: colui che sollevò la questione etica. Secondo Ancona, si tratta di «un atto giusto e un passo importate, quello di darsi una regola di comportamento». «Prima di aggiungere altro, voglio leggerlo il testo, però. Resto dell’avviso che sia inammissibile che padre e figlio, o madre e figlio che siano, per quanto bravissimi, restino entrambi a lavorare all’interno dello stesso istituto o dipartimento».
 Insomma, merito a parte, secondo il professore è meglio evitare questi casi a priori. Eppure, ci tiene a precisare che questo è «un passo dovuto e adeguato alle aspettative di opinione pubblica».
 Il testo, che è stato depositato e quindi non criticabile.
(Morena Trolese)