09 maggio 2009 —
pagina 48
sezione: Spettacolo
Coppi, Bartali, Carollo e Malabrocca. Le avventure della Maglia Nera, Storie del Giro dItalia è il titolo dellappassionante volume che il nostro giornale propone da oggi in edicola (a 7,90 euro più il prezzo del quotidiano) nel giorno inaugurale del Giro del Centenario. Il libro è dedicato a tutti gli appassionati di cilismo ma non solo, è anche la storia dItalia che tutti vorrebbero leggere: quella vista da dietro, dal fondo, dal povero, dallultimo in classifica. Arrichito con foto dellepoca, racconta le curiose vicende del protagonista, Malabrocca appunto, e delle sue acrobazione in coda al gruppo della massiam corsa nazionale a tappe per tenere docchio avversari protesi a insidiargli la posizione di coda. Luigi Malabrocca incarnò alla perfezione limmagine delleroe perdente: ultimo nel Giro del 46 a quattro ore da Coppi, venne battuto nel 49 da Carollo dopo una storica battaglia.
La sua storia, a tratti davvero avventurosa, viene raccontata da Benito Mazzi, giornalista e scrittore, con dovizia di retroscena, trucchi, segreti e aneddoti carpiti ovviamente dal fondo del gruppo. La Maglia Nera: un simbolo dellItalia in bianco e nero, di uno sport bello e pulito che, alla radio, faceva sognare. Tra le più famose maglie nere, sono protagoniste anche quelle venete di Sante Carollo (nato a Thiene), acerrimo nemico di Malabrocca, e di Giovanni Pinarello, fondatore dellominima azienda trevigiana.
Scrive Paolo Facchinetti nelle pagine introduttive del volume: «Colui che trascinò nella leggenda e poi nel linguaggio corrente lespressione maglia nera fu Luigi Malabrocca, corridore tortonese, classe 1920: ultimo nel Giro 1946 a 4 ore 9 34 dal vincitore Bartali, ultimo nel 1947 a 5 ore 52 20 da Coppi, penultimo nel 1949 a 7 ore 47 26 da Coppi e battuto solo da Carollo arrivato a 9 ore 57 07 dal primo».
«Fu proprio il 1949 a consegnare alla storia il mito della Maglia Nera. Quellanno Malabrocca e Carollo furono protagonisti di un duello epico, non scevro di colpi bassi e astuzie sopraffine, per arrivare in fondo al gruppo. Vinse Carollo e a molti dispiacque sinceramente che Malabrocca venisse defraudato della fama che si era conquistato con generosa fatica. Dispiacque soprattutto a Malabrocca che, mancando lobiettivo, dovette rinunciare a un sacco di soldi. Sì, perché la faccenda della maglia nera era diventata così intrigante e suggestiva che lultimo riceveva premi in denaro e in natura parecchio più consistenti di quelli destinati ai piazzati della media classifica. Fu quello del 1949 lultimo Giro portato a conclusione da Malabrocca. La maglia nera fu assegnata ancora per qualche anno ma perse il suo fascino e la ragione dessere. E così fu abbandonata. Ha resistito nel tempo solo come modo di dire».
«Anni bellissimi, quelli della maglia nera. Non cera la tivù, solo i giornali e la radio narravano le imprese dei girini sollecitando in chi ascoltava o leggeva immagini fantastiche. I primi erano semidei irraggiungibili; gli ultimi, dei dannati costretti a improbe e umanissime fatiche. Assieme alle imprese di Coppi e Bartali (semidei, sempre, anche nella sconfitta casuale) il cronista non mancava mai di raccontare le straordinarie avventure o disavventure dellultimo arrivato, il comune mortale Malabrocca. Fu una sorpresa, per noi ragazzi, scoprire più tardi Malabrocca campione italiano e azzurro ai mondiali: di ciclocross, che è travaglio immenso dei meno dotati di velocità. E vincitore di gare vere in Francia, in Jugoslavia, in Spagna. Gli si volle più bene di prima. Piaceva pensare che quel corridore, che aveva la solidarietà, il compatimento, la complicità di tutti i diseredati dellItalia del dopoguerra (ed erano la maggioranza), arrivava ultimo per sola sfortuna o per scelta strategica: saperlo vincente era un grido di speranza, un simbolo di riscatto per tutti».