ARCHIVIO il mattino di Padova dal 2003

C’è un’altra Padova irriducibile ai «poteri forti» della politica


 L’intervento di Flavio Zanonato, come quello ben più aggressivo di Alessandro Naccarato, hanno risvegliato in me il senso di soffocamento, di mancanza d’aria, che in questa città sperimentiamo tutti i giorni. Nulla di nuovo, ma...
 La lettura offerta da questi interventi è distorta: Padova non è mai stata la culla di fatti di sangue che viene lì dipinta. Gli omicidi politici, gli attentati terroristici, le azioni delle formazioni armate (Br in primis) non hanno mai trovato spazio e radici nel Veneto. Ci sono arrivate, guarda caso, dopo il 7 aprile, ad eccezione dei fatti di via Zabarella, totalmente estranei a quanto avveniva nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche, nella società veneta; fatti che avvenivano ovunque, ed anche in forme più forti.
 C’erano grandi tensioni politiche, c’erano certo episodi di «illegalità di massa», anche «di violenza». Ma forse è bene ricordare che all’epoca neanche il partito da cui proviene il nostro sindaco e gli stessi sindacati erano propriamente “pacifisti”: ricordo bene manifestazioni in cui il servizio d’ordine delle Officine Meccaniche Stanga tentava di impediva fisicamente, con botte da orbi, l’ingresso nelle piazze dei comizi ai non graditi. Ne ho in mente una, in cui i primi «cordoni» bloccati militarmente dal servizio d’ordine erano composti di donne e bambini che correvano terrorizzati ovunque. Anche questa è storia. Va ricordata.
 E ricordo bene, dopo il 7 aprile, di aver visto per anni manifestazioni (cortei, ma anche assemblee e dibattiti) vietati ovunque. E tanta eroina, tante pasticche, nelle piazze al posto dei giovani del movimento che le abitavano prima.
 Ho letto in questi giorni, addirittura che «Nessuno ha mai affermato l’identità tra Br e Autonomia» ed oggi si continua a sostenerne però la sostanziale unicità di intenti. Sulla prima affermazione, una ricerca semplice semplice potrà smentire il maldestro tentativo di mascherare la sconfitta di tale tesi accusatoria: Negri, ma anche Pino Nicotri, se non ricordo male, furono accusati perfino di essere autori di telefonate effettuate durante il sequestro Moro. La stampa (L’Espresso) diffondeva addirittura kit per effettuare prove di «perizie telefoniche».
 L’equazione che individuava negli imputati del 7 aprile un’unica mente criminale, a guidare il collegamento (smentito) tra Br e Autonomia è uscita sonoramente sconfitta dalle sentenze, molte di assoluzione (e piena), di persone che hanno subito anni di carcerazione preventiva e/o latitanza, per tornare a fare esattamente quello che facevano prima. Come ha giustamente ricordato la professoressa Alisa Del Re al dibattito in Sala Anziani: studiare la politica, insegnare nell’Università, aprire dibattito, lottare contro le ingiustizie, educare alla libera critica.
 Il 7 aprile 2009 a palazzo Moroni, c’erano due consessi vicini e non comunicanti. Dentro e fuori Sala Anziani, oltre 500 persone che “non commemoravano” ma si sforzavano di capire come dare spazio e voce alla voglia di cambiare in meglio, di superare le ingiustizie. Facce di tutti i tipi e di ogni età, facce di allora e tantissime facce del presente, molte giovanissime.
 Dall’altra parte, un consiglio comunale in cui 16-17 consiglieri si occupavano d’altro attendendo la conclusione di un eterno intervento dell’assessore Mariani, in attesa di premere il bottone e votare il PAT (il nuovo piano regolatore, mica noccioline)...altro cemento, come di norma negli ultimi dieci anni.
 C’è una politica sonnolenta ed obbediente ai poteri forti che ha già consegnato Padova e non solo al partito del cemento, della sicurezza, del razzismo. C’è, per fortuna, un’altra Padova, che spera, ragiona, critica, discute, cerca vera democrazia e vera giustizia sociale, che non sta mai ferma. Io l’altra sera ho scelto di stare da quella parte.
Consigliere comunale Verdi per la pace e candidato-sindaco di una Padova che cerca di respirare - Aurora D’Agostino (*)