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SOLO LUTTI E DOLORE


Atrent’anni di distanza ha ancora senso parlare del 7 aprile e del «teorema Calogero»? Non ci sono più implicazioni penali, perché tutti i reati si sono prescritti, non c’è più il movimento «Autonomo» che caratterizzò quel periodo della vita padovana, molti protagonisti di allora sono anziani (tra questi il professor Antonio Negri) e altri, impegnati nelle fatiche del vivere quotidiano, non hanno certo voglia di rivangare vicende da tempo consegnate all’oblio.
 Eppure c’è ancora chi, reduce per età o per predisposizione mentale, nel «commemorare» quello che successe 30 anni fa, cerca di confondere le acque e di usare cortine fumogene per non far comprendere la natura e i protagonisti del disegno eversivo scoperto e sconfitto allora dalla magistratura, dalle forze dell’ordine e da un vastissimo movimento democratico e popolare.
 Devo dire, visto che mi occupo dei problemi dell’oggi e del domani della città, che non sono particolarmente attratto dalle «memorie» dei reduci, destinati, si sa, a ricordare gli eventi passati in modo consolatorio.
 Ma se un ricordo si deve fare, apprezzo il metodo storico-critico che parte da fatti documentati e cerca di interpretarli collocandoli in un disegno coerente, in grado di dare una spiegazione logica a quanto successe. Ecco, sarebbe interessante, a 30 anni di distanza, leggere una spiegazione dei «fatti» da parte dei reduci dell’Autonomia organizzata.
 Dove trovare i fatti? Sicuramente nelle cronache di allora e, soprattutto, nelle sentenze definitive della magistratura di cui oggi disponiamo, e che contengono, prima del giudizio, episodi delittuosi, incontri e rapporti tra persone, ritrovamenti di armi e di esplosivi, dichiarazioni esplicite di volontà contenute nei documenti, eccetera.
 Nelle sentenze, attraverso riscontri oggettivi, è documentato in modo preciso e circostanziato che il «partito armato» non era costituito esclusivamente dalle Brigate rosse, ma da un insieme di organizzazioni eversive diverse e coordinate fra loro, in grado di operare, pur mantenendo una differente identità politico-culturale, sia nel campo della totale clandestinità, che dell’illegalità diffusa, oltre che dell’agitazione politica alla luce del sole.
 In altre parole, l’illegalità di massa praticata da Autonomia non era in competizione, in alternativa, in contrasto con il terrorismo omicida; ne era il complemento, era l’altra faccia della stessa strategia.
 I riscontri fattuali - si legga il libro di Alessandro Naccarato - sono schiaccianti. Il «teorema Calogero», come il teorema di Pitagora, dimostra geometricamente questa elementare verità, negata da chi non vuole offrire un’altra interpretazione coerente dei fatti, ma vuole semplicemente nasconderli.
 Ecco perché, invece di dare una diversa dimostrazione rispetto alla ricerca di Naccarato, i reduci cercano di intimorirlo, ecco perché viene chiamato, con linguaggio mafioso, «infame» chi sostiene questa posizione.
 Ma l’infame non è chi dice il falso, è chi «tradisce», ovvero chi racconta una verità che deve essere taciuta perché dannosa.
 C’è una lezione, netta e forte, che i giovani possono ricavare da queste tristi vicende: in uno Stato democratico dal terrorismo e dalla violenza non si ottengono mai risultati positivi e di progresso, ma solamente lutti e disperazione. I reduci non hanno nemmeno la forza di pronunciare questa semplice verità.
* sindaco di Padova - Flavio Zanonato *