09 aprile 2009 —
pagina 41
sezione: Spettacolo
Ricordare il 7 aprile, trentanni dopo, alla Sala Anziani, nel cuore dellIstituzione comunale, significa tante cose insieme. Prima di tutto la gente, le tante persone che sono arrivate a riempire la sala e anche un pezzo di scalinata: quelli che cerano allora, ma anche generazioni successive, fino ai ventenni di oggi. Poi la commozione, quando Alisa Del Re ricorda quelli, fra gli arrestati di un tempo, quelli che sono morti. Ed ancora la commozione, quando prende la parola Maurizio Molinari, uno di quelli che è stato in carcere, poi in Francia ed alla fine è stato assolto.
Ma anche lattacco politico di Luca Casarini contro gli eredi del PCI, contro Zanonato, da mandare a casa per rendere la città migliore. E poi Marzio Sturaro, che è un altro che è stato processato e assolto, ma è anche uno dei curatori di «Processo 7 aprile. Padova trentanni dopo, voci della città degna», il libro appena pubblicato dalla Manifestolibri che raccoglie una quarantina di testimonianze.
Ed infine lanalisi di Toni Negri, che ripercorre le storie di ieri con piglio deciso e le lega alle storie di oggi. Lo fa confrontandosi con quanti del sette aprile hanno scritto in questi giorni: da Alessandro Naccarato ad Antonio Ferrari che ha ripubblicato gli articoli di allora, ma soprattutto Sergio Romano. Su un punto Negri è daccordo con la ricostruzione storica di Sergio Romano. Con il 7 aprile la magistratura è cambiata. Ha cominciato a svolgere un ruolo di supplenza rispetto alla politica, che è continuato negli anni successivi, e così ha conquistato una centralità che ha alterato le regole del gioco. Il teorema Calogero è stata conclusione della lunga stagione della strategia della tensione, il compimento di quella teoria degli opposti estremismi che doveva bloccare - dice Negri - lavanzare del nuovo protagonismo della classe operaia. Omologare i movimenti al terrorismo è servito a stroncare i movimenti, lasciando contemporaneamente spazio al terrorismo delle BR, che nel Veneto sono diventate forti - ricorda Negri - non prima, ma dopo il 7 aprile.
Ma cè un punto cui Toni Negri tiene molto. Sergio Romano accusa lui e lintero movimento di non aver capito cosa si stava muovendo nel Veneto, di come stava cambiando la società. Per Negri è vero il contrario. Era il PCI a non capire, era la sinistra tradizionale a non capire: «Negli anni sessanta - dice - avevamo costruito nuove istituzioni operaie, avevamo raccolto la voglia operaia di una democrazia radicale in un Veneto che non aveva mai conosciuto nessuna rivoluzione, avevamo compreso la voglia che emergeva di superare la povertà, di recuperare dignità in una regione da sempre votata allemigrazione». Poi certo il Nordest ha preso unaltra strada, ma - secondo Negri - proprio perché chi aveva capito è stato tagliato fuori col 7 aprile.
Nelle parole, non solo di Negri, affiora la consapevolezza di errori compiuti, ma prevale la voglia di rivendicare un ruolo: per esempio quello di aver creato a Padova, una facoltà di Scienze Politiche che non dava voti, ma in cui i ragazzi studiavano per passione. Quella di aver creato un centro di studi riconosciuto a livello mondiale, altro che cattivo maestro - dice Negri. Per tutti è come se la crisi, affossando lidea del capitalismo trionfante, avesse segnato un punto a loro favore. E per questo dicono che no, quel sette aprile, non sono loro ad avere perso.
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Nicolò Menniti-Ippolito