04 aprile 2009 —
pagina 53
sezione: Spettacolo
In questi giorni alcuni dirigenti di quel che resta dellesperienza dellAutonomia Operaia Organizzata stanno cercando con convegni e pubblicazioni di accreditare la teoria che le inchieste della procura di Padova sul terrorismo rosso, culminate negli arresti del 7 aprile 1979, sarebbero state il frutto di una montatura politica e si sarebbero risolte con le assoluzioni degli imputati.
IL TENTATIVO Si tratta di un tentativo patetico e maldestro, sostenuto e sponsorizzato da qualche gruppo editoriale e da qualche accademico, di nascondere e negare le responsabilità di chi ha commesso gravi reati e ha promosso associazioni eversive che hanno organizzato e realizzato violenze e crimini per indebolire le istituzioni e rovesciare lordinamento democratico. E il tentativo di chi sa di essere stato sconfitto perché è rimasto isolato nella società.
I reduci dellAutonomia fingono di ignorare le verità accertate in sede giudiziaria, di dimenticare i crimini e le vittime del terrorismo e inventano fantasiose teorie per occultare le responsabilità. Così si alimentano le versioni di parte, costruite ad arte dai terroristi e dai loro seguaci e simpatizzanti per falsificare e mistificare la realtà. Nel 1979 avevo 10 anni, non sono rimasto coinvolto né emotivamente né personalmente da quelle vicende e non cerco vendette né accanimenti giudiziari. Penso che sia sbagliato dare spazio, credito ed ascolto alle ricostruzioni storiche degli anni di piombo basate soltanto sulle versioni dei terroristi e dei loro amici. Sarebbe come se la storia della mafia fosse raccontata da Totò Riina o quella della Repubblica di Salò da qualche comandante delle Brigate Nere. E ora di finirla con lanomalia solo italiana che considera i terroristi, autori di omicidi e violenze, come delle vittime del sistema giudiziario o come eroi positivi incompresi dal sistema.
UN PUNTO FERMO Innanzitutto bisogna affermare con forza un punto fermo: chi difese la democrazia stava dalla parte della ragione, chi organizzò leversione stava dalla parte del torto. Chi teorizzò e praticò la violenza, chi organizzò e militò nei gruppi armati, chi sparò, chi attentò alla vita di altre persone commise dei reati gravi e si macchiò di crimini da condannare. Magistrati, forze dellordine, dirigenti e militanti di partiti e sindacati, cittadini, professori, giornalisti, tutti coloro che contrastarono leversione e il terrorismo, difesero le istituzioni e la democrazia e devono essere ringraziati e ricordati per il servizio che resero al Paese.
Per discutere del terrorismo e degli anni di piombo in modo obiettivo ritengo necessario partire dai fatti, dalle vittime, studiare, conoscere e divulgare le sentenze che hanno giudicato i responsabili dei reati e le certezze raggiunte nei tribunali. Le sentenze definitive sono state emesse da diversi anni e hanno individuato responsabilità e colpe precise per gli autori di delitti gravissimi determinando pene consistenti e contribuendo così a chiudere una stagione di lutti e violenze.
Al termine del lungo percorso giudiziario, che ebbe un momento importante negli arresti del 7 aprile 1979, su 243 persone rinviate a giudizio, 162 furono condannate a 424 anni e 2 mesi di reclusione, e la pena fu ridotta dalle amnistie, dalle prescrizioni e dallampia concessione delle attenuanti. Inoltre le sentenze confermarono lesistenza del partito armato, fondato sui rapporti politici e militari tra diversi gruppi terroristici: Brigate Rosse, Prima Linea, Autonomia Operaia Organizzata, Collettivi Politici Veneti. Queste organizzazioni erano collegate e coordinate nelle loro azioni e utilizzavano la violenza armata per realizzare lo stesso disegno eversivo di destabilizzare e colpire le istituzioni.
IL LAVORO DI CALOGERO Il lavoro coordinato dal dottor Pietro Calogero portò alla luce per la prima volta la struttura organizzativa del partito armato che era articolato su due livelli: il fronte di massa e il fronte combattente. Il primo praticava la violenza diffusa e lillegalità di massa; il secondo realizzava azioni armate contro obiettivi specifici. A Padova furono assassinati Graziano Giralucci, Giuseppe Mazzola, militanti del Msi, e lagente di polizia Antonio Niedda, furono feriti con colpi darma da fuoco il giornalista Antonio Garzotto, il professor Ezio Riondato, Giampaolo Mercanzin, il professor Angelo Ventura, dopo essere stato ferito, sfuggì ad un agguato omicida solo grazie ad una sua tempestiva reazione, i professori Guido Petter e Oddone Longo furono selvaggiamente picchiati. Ci furono aggressioni e violenze contro chi si opponeva agli autonomi, ci furono attentati incendiari ed esplosivi. Per anni, grazie ad una sostanziale impunità, Padova diventò il centro del terrorismo e della violenza diffusi. Le teorie dei reduci dellAutonomia Operaia non spiegano e non dicono chi organizzò e realizzò questa mole impressionante di crimini, non dicono chi furono i responsabili di omicidi e violenze. Le prove raccolte dalle forze dellordine e dai magistrati padovani invece riuscirono ad individuare molti colpevoli e a farli condannare con sentenze definitive in tribunale. Senza quelle inchieste e senza gli arresti del 7 aprile 1979 il terrorismo non sarebbe stato sconfitto.
LE RESPONSABILITA Pietro Calogero fu il primo a comprendere le caratteristiche del partito armato; le sue indagini accertarono le responsabilità per reati specifici e scardinarono limpostazione strategica della lotta armata. Non a caso i processi si sono conclusi con sentenze di condanna. Per questo i reduci dellAutonomia odiano il teorema Calogero, perché sanno che è stato dimostrato in sede giudiziaria: lunica valida in un sistema democratico per accertare le responsabilità penali; e sanno che proprio le prove raccolte dalla Procura di Padova individuarono gli autori di terribili reati e assestarono un colpo decisivo contro il terrorismo. I reduci dellAutonomia si preoccupano se sentono parlare delle sentenze, temono il ricordo documentato di quegli anni, perché sono infastiditi dalla memoria delle responsabilità dei crimini commessi. Solo così si spiegano lostinazione e la pervicacia con le quali continuano a raccontare bugie su quel periodo.
VERITA ROVESCIATA Da tempo molte persone che hanno diretto e sostenuto leversione e la lotta armata lavorano per rovesciare le evidenze e le verità accertate nei processi. Purtroppo questo lavoro è stato favorito da chi in passato ha collaborato con le organizzazioni terroristiche e ne ha condiviso le strategie e le finalità senza però essere condannato. Molti di questi soggetti sono riusciti a sfuggire alle condanne per i ritardi e le inefficienze del sistema giudiziario o sono stati assolti per insufficienza di prove e ricoprono ora ruoli importanti nel mondo universitario e negli organi di informazione. A questo lavoro si è aggiunta una responsabilità delle istituzioni che, per anni, fino allapprovazione della legge del 2007 che ha istituito il giorno della memoria delle vittime del terrorismo, hanno considerato leversione una parentesi da chiudere in fretta, anche per coprire le incapacità e le iniziali complicità di alcuni settori dello Stato. Per queste ragioni i terroristi e i loro sostenitori, fiancheggiatori e amici, hanno svolto e, almeno in parte, continuano a svolgere un ruolo di protagonisti nelle ricostruzioni di quel periodo.
IL CONVEGNO Ecco perché si organizzano convegni sul 7 aprile senza parlare dei fatti, delle vittime, dei 708 atti di violenza eversiva commessi a Padova soltanto tra il 1977 e il 1979. Ecco perché si parla troppo poco di chi ebbe il coraggio, mettendo a repentaglio la propria vita, di contrastare la violenza politica. Ed ecco perché se qualcuno ricorda i fatti e le vittime, se ricostruisce le vicende sulla base delle sentenze definitive, se elenca, con nomi e cognomi, in modo trasparente, i criminali responsabili di gravi reati e violenze contro cose e persone viene subito attaccato ed accusato delle peggiori infamie.
Penso che ricordare la verità storica sia un preciso dovere civile e morale, in particolare nei confronti di chi ha perso la vita ed è stato vittima dei terroristi e nei confronti delle giovani generazioni che rischiano di crescere in un vuoto di memoria pericolosissimo, perché in quel vuoto possono attecchire di nuovo ideologie e pratiche violente e teorie eversive e antidemocratiche.
lautore di questo articolo è parlamentare del Pd Ha pubblicato il libro Violenze e terrorismo del partito armato a Padova Cleup editore
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Alessandro Naccarato