Ferruccio Gard: «Scandalo al Padiglione Italia»

VENEZIA.La lista degli artisti selezionati per il Padiglione italiano della prossima Mostra delle Arti Visive è appena stata resa è già scoppia la prima polemica con risvolti giudiziari. A scatenarla è il veneziano Ferruccio Gard, già giornalista Rai, ma soprattutto uno dei più noti interpreti dell'optical art made in Italy, già presente in due edizioni (1982 e '86) della Biennale Arte, che vuole rivolgersi alla magistratura perché uno degli artisti scelti dai curatori Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli - nominati dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi - replicherebbe esattamente le sue opere. Si tratta del quarantaduenne pittore milanese Davide Nido, anch'esso interprete di un'astrazione tra optical e concettuale. Gard denuncia di essere imitato da Nido al punto da «aver scambiato per suoi alcuni quadri del suddetto pittore. Il caso era esploso nel 2006, diventato lo scandalo dell'Arte Fiera di Verona, dove esponevo alcuni quadri nello stand di una galleria di Trieste. L'ultima domenica andai a visitare la fiera, ma non riuscivo a raggiungere il mio stand: ad ogni passo un gallerista mi fermava, dicendomi indignato che c'era un artista che mi copiava. Quando finalmente riuscii a raggiungere i quadri di Davide Nido, rimasi esterrefatto: io stesso li scambiai per miei. Avrei voluto essere Vittorio Sgarbi e sfasciare tutto, ma non ne fui capace. Lui lo avrebbe fatto, e giustamente». Ma una denuncia per plagio - visto che l'artista veneziano non accetta che, dal suo punto di vista, sia stata scelta per la Biennale una copia anziché l'originale - ha comunque scarse possibilità di successo. «Se uno dipinge la Gioconda uguale - commenta - e poi le mette un neo su una guancia, può dire che non ha copiato la Gioconda! E' totalmente assurdo. Nel mio caso, è come se uno copiasse una musica concepita per il violino e la facesse suonare con la chitarra, dicendo poi che è una musica diversa, in quanto suonata con uno strumento diverso». Esiste una legge per la tutela delle 'opere dell'ingegno", ma non è stata mai applicata per le opere d'arte. L'intervento della magistratura potrebbe costituire quindi un clamoroso precedente per fare chiarezza nel mondo dell'arte. L'artista auspica anche il sostegno della stessa Biennale, che - dice - «dovrebbe essere interessata a tutelare il proprio prestigio e la propria credibilità», che, da questa vicenda potrebbero uscire compromessi. (e.t.)