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Ancona e la «parentopoli» «Vinta solo una battaglia codice etico nei concorsi»


 Professor Ermanno Ancona, ha visto? La sua denuncia, da cui è scaturito il ciclone di «Concorsopoli», è diventata l’oggetto del reportage di un settimanale a diffusione nazionale come L’Espresso.
 «Sì, sì, ho visto. Il servizio cita testualmente quello che avevo scritto il 10 maggio 2008 al consiglio di facoltà. Sa come succede nella vita? C’è chi le cose le vede prima... Il nepotismo all’Università è un fenomeno sempre esistito. Ma quando si superano certi livelli, il problema inevitabilmente esplode».
 Allora, lei cosa propone di fare per cambiare la situazione?
 
«Beh, bisogna arrivare a darsi un codice di comportamento. Per carità, nessuna legge impedisce che il familiare di un cattedratico possa fare carriera all’università. Ma guai a quel paese in cui comportamenti eticamente corretti devono essere dettati per legge».
 Professore, in base alla sua denuncia la Procura di Padova ha aperto un’inchiesta che si è allargata a Novara e a Udine. Lei di sicuro non si sarà fatto degli amici in facoltà...
 
«I colleghi interessati certo non sono felici. Sia chiaro che io ho affrontato il problema in generale. Non ho mai fatto un nome».
 Il settimanale L’Espresso ricorda che lei è il principale consigliere di Giancarlo Galan nelle questioni di carattere medico-scientifico. Ha parlato di questi temi con il governatore?
 
«Guardi, non ho bisogno di parlare di queste cose con Galan. Veniamo dalla stessa scuola politica e la pensiamo sicuramente allo stesso modo».
 Ma se lei avesse avuto un figlio che voleva seguire le sue orme?
 
«Fra tanti baroni, io mi considero un... baroncino! Se fosse capitata una situazione del genere, per rispetto nei confronti dei miei collaboratori, l’avrei sicuramente mandato a farsi le ossa da qualche altro collega. Anche per evitare situazioni di profondo imbarazzo. Le faccio un esempio. Provi a immaginare il disagio, al termine di una riunione in cui tiro le orecchie a qualcuno, se questa persona non potesse nemmeno sfogarsi con i colleghi perché nello staff c’è un parente stretto del professore?».
 E’ una battaglia che lei intende continuare?
 
«Vedo che la cosa cammina. L’hanno ripresa La Stampa, i giornali locali, adesso L’Espresso. Con il contributo dei mass media si riesce a generare una pressione importante, che potrebbe anche imporre il famoso codice di comportamento».
 Perché non lo presenta lei in consiglio di facoltà a Medicina?
 
«Io l’ho proposto. La cosa non è formalizzata in una mozione, ma faceva parte del programma elettorale di facoltà. Non è stata accolta perché i colleghi pensano che non ve ne sia bisogno. Ma se l’insieme dei colleghi condividesse questa battaglia, la cosa potrebbe passare. Io sono stato abituato da sempre ad assumermi delle responsabilità. Non è stato facile a suo tempo, come rappresentante degli assistenti universitari, affrontare certi baroni».
 Professor Ancona, lei è stato vicesindaco nella giunta di Giustina Destro. Ha chiuso con la politica?
 
«La politica mi piace sempre, mi piace discuterne. Ma bisogna che se ne occupino in prima persona quelli che hanno 40-50 anni. Io comunque sono disponibile a fare squadra nel centrodestra».
 Zanonato si appresta a ricandidarsi...
 
«Non è della mia parte politica, ma devo dire che affronta seriamente i problemi. Per lui sarebbe meglio andare in Europa, ma quelli del Pd lo costringeranno a candidarsi a sindaco e lui non potrà tirarsi indietro».
- Claudio Baccarin