LA META IN ROSA Paola Zangirolami da Londra alla Nazionale

Il futuro del rugby azzurro si tinge di rosa. Oggi la Nazionale femminile Emergenti parte per Londra, per intraprendere il suo primo tour. Una tappa importante per l'altra metà del cielo che rincorre una palla ovale, alla ricerca di visibilità per far breccia nelle giovanissime. A guidare la selezione sarà il capitano delle azzurre, la ventiquattrenne Paola Zangirolami di Monselice. Una ragazza dolce e sorridente, che dietro gli occhi azzurri e i capelli biondi nasconde un carattere battagliero. Lei il rugby l'ha respirato fin dalla culla. Ha iniziato a giocare a 7 anni.
Ha iniziato nell'Ercole Monselice, club di cui il padre Paolo è presidente. Assieme ai maschietti, come usa in questo sport, dimostrando subito talento e determinazione. Qualità che dopo averle fatto bruciare le tappe (debutto in nazionale a 19 anni, scudetti con Treviso e Riviera) l'hanno portata direttamente nel suo mondo dei sogni. A Londra, per giocare con il Richmond, uno dei club femminili più forti d'Europa, in cui ci sono anche le compagne di nazionale Martina Barbini e Veronica Schiavon.
«Il tour che farò è un grande passo in avanti se pensiamo che solo da qualche anno si svolgono raduni e attività per le under 18 e under 15. Queste nuove ragazze hanno la possibilità di entrare in contatto con il rugby internazionale già a 16-17 anni. Significa che il livello del movimento rugbistico femminile crescerà in fretta».
Parliamo della tua vita in Inghilterra.
«E' un'esperienza magnifica che mi sta arricchendo tantissimo sia rugbisticamente che dal punto di vista sociale, esattamente come sognavo dall'Italia. La vita a Londra è incredibile. Come ogni grande capitale ti offre tutto e di più, gli stimoli non mancano mai».
Come ti sei ambientata nella squadra?
«Benissimo, tutte le ragazze e le allenatrici sono state disponibili farci sentire parte integrante creando in ogni momento libero l'occasione di fare gruppo. Molte foto delle nostre uscite poi le mettiamo su facebook e sono risate a crepapelle».
Quanto è diffuso il rugby femminile in Inghilterra?
«La presenza è notevole già nelle scuole elementari; ogni scuola superiore e università ha una squadra femminile. E' un movimento nettamente superiore a quello italiano».
Perché in Italia il rugby non attira le ragazze?
«Perché è poco conosciuto ed è ancora visto con pregiudizio, come altri sport di contatto, dalla maggior parte delle ragazze».
Parlaci della tua squadra, il Richmond.
«Siamo circa in 60, divise in tre squadre in base al livello. La cosa fantastica è che oltre a noi italiane ci sono nazionali francesi, irlandesi, scozzesi e neozelandesi e questa multietnicità rugbistica crea un ambiente molto competitivo e allo stesso tempo gratificante».