venerdì 12.03.2010 ore 23.56

ARCHIVIO il mattino di Padova dal 2003

Bufera sul soldato a Kabul

 No, no e ancora no. E tutti sull’attenti. A negare lo stipendio decurtato, causa due giorni di malattia, al militare padovano in missione a Kabul, sono gli stessi suoi genitori che invece due giorni fa avevano denunciato la faccenda; sono i vertici militari in Afghanistan che ieri mattina hanno dato una clamorosa lavata di capo a Fabrizio Delia, 27 anni, alla seconda missione laggiù, il quale peraltro non sapeva che la sua mail di sfogo aveva così indignato papà Carmelo, attivista di An, da indurlo a raccontare il «caso» al mattino di Padova. Ora il ragazzo è furibondo, teme che la faccenda possa danneggiargli il futuro nell’esercito. E ancora, nega lo Stato maggiore dell’Esercito per bocca del colonnello Giovanni Fungo, e nega il ministro Renato Brunetta tramite il suo portavoce Vittorio Pezzuto (ex esponente radicale), così nervoso da rischiare qualche giorno di malattia per stress. Notevole il putiferio scoppiato dopo la denuncia del padre di Fabrizio Delia, che abita alla Stanga, a proposito di quanto il figlio aveva scritto parlando del decreto-dagli addosso allo statale malato: «se io dopo due giorni di pattuglia sotto la pioggia mi becco l’influenza mi tolgono pure 30 euro dallo stipendio», ragionava per mail e per ipotesi il sottufficiale. Suggerendo piuttosto di decurtare lo stipendio a graduati scalda-sedie. Che godono di ottima salute.  «Dopo aver sentito, per il tramite del ministero della Difesa, il comandante del IX reggimento Alpini a Kabul, è stato rilevato che il soldato in questione non è mai stato malato», fa sapere il ministro Brunetta. Il quale spiega poi che anche in caso di «malattia di un militare durante una missione, non ci sarebbe alcuna decurtazione del trattamento accessorio prevista dall’articolo 71 del decreto legge 112 e quindi non ci sarebbe nessun decremento dello stipendio».  E non ci sarebbe per via del comma 1 bis dell’articolo 71 («Assenze per malattia») che spiega come le disposizioni di taglio dello stipendio «non si applicano al comparto sicurezza e difesa per le malattie conseguenti a lesioni riportate in attività operative od addestrative»: la faccenda riguarda forze dell’ordine e militari, esclusi per ora i vigili del fuoco, che ringraziano dell’attenzione. Se un poliziotto viene ferito dal solito ultras mentecatto, e sta in malattia, non gli vengono rosicchiati i suoi grassi 1200 euro di stipendio. Ma se la morosa gli attacca l’influenza in un fuori servizio? La faccenda è a discrezione dei comandi, spiega Filippo Ascierto, deputato Pdl. Appunto, a discrezione, quindi a rischio-taglio. «Faremo una legge ad hoc che dia uno status differente ad esercito e forze dell’ordine, all’interno del pubblico impiego», annuncia. E tutti gli altri, «inutili» lavoratori pubblici? Meglio sperare che tutte fasulle siano le loro malattie, ché se un insegnante con famiglia e 1500 in busta paga si ammala, deve pagare le cure e viene pure decurtato, non bastano padre Pio e la madonna di Lourdes in tandem per tirarlo a fine mese. - Alberta Pierobon

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