13 agosto 2008 —
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sezione: Nazionale
PADOVA. Due volte vittima. Prima travolta dalla sfortuna, poi investita dal ciclone Brunetta. Lavora in azienda ospedaliera la prima dipendente pubblica padovana costretta a fare i conti con la nuova normativa nazionale che regola le assenze per malattia e i permessi, adottata dallospedale poco meno di un mese fa. Loperatrice sanitaria si trovava in ferie da qualche giorno quando, per un brutto scherzo della sorte, è rimasta coinvolta in un incidente stradale mentre era a bordo della sua auto. Una gran paura e una visita al pronto soccorso: prognosi e una decina di giorni di riposo messi nero su bianco dal foglio di dimissione del reparto durgenza che lha medicata.
Ma al danno di una vacanza rovinata si è aggiunta la beffa. Perché lei ha scelto di accantonare il certificato medico e di non commutare le ferie in malattia: ha preferito sacrificare dieci giorni del tanto agognato periodo di riposo. Follia? No, aritmetica. Il pacchetto Tremonti, noto come decreto Brunetta anti-fannulloni, prevede tra laltro la decurtazione dello stipendio durante i primi dieci giorni di malattia.
La dipendente ospedaliera si è limitata a fare un paio di conti: se avesse, comera suo diritto, tramutato il periodo di ferie in malattia per poter godere delle vacanze in un altro momento dellanno, si sarebbe vista infliggere una sforbiciata allo stipendio: avrebbe percepito solo il trattamento economico fondamentale, vedendo alleggerito il salario della voce produttività e di qualsiasi altro incentivo accessorio. Non basta.
Mettendosi in malattia sarebbero automaticamente scattati quelli che i sindacati hanno già ribattezzato gli arresti domiciliari: la ciliegina sulla torta del decreto impone infatti la dilatazione delle fasce orarie in cui il malato è soggetto a visita fiscale: non più dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, ma dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Festivi compresi. E, con tutta la fiducia che un datore di lavoro può avere, una capatina di un medico fiscale ad un dipendente che si mette in malattia mentre è in vacanza è quasi dobbligo.
Così, nel tardo pomeriggio di due giorni fa, la dipendente ospedaliera ha preso il telefono e avvisato la sede sindacale della Cgil: «Io in malattia non mi ci metto, non voglio farmi decurtare lo stipendio. Resto in ferie nonostante abbia il diritto di commutarle in assenza per problemi di salute. Mi sarò rovinata la vacanza, ma almeno a fine mese non avrò brutte sorprese in busta paga», ha raccontato al sindacato, comprensibilmente stizzita. Conclusa la chiamata, lindignazione ha rubato la scena allo sconforto.
La vicenda di cui è stata protagonista involontaria la dipendente ospedaliera è giunta in un lampo allorecchio dei delegati sindacali Cgil. Lhanno già fatta assurgere a storia emblematica di come gridare «guerra ai fannulloni» non sia nullaltro che un miope retaggio che identifica la pubblica amministrazione come un covo di privilegiati e nullafacenti.
«Un decreto che costringe a prendere ferie quando si è malati, per non vedersi tagliare lo stipendio, non va a caccia dei disonesti che se la spassano in spiaggia in bermuda ed infradito. E il frutto di una campagna denigratoria senza eguali. Accanto al dovere, cè anche il diritto di esercitare il proprio ruolo in condizioni idonee, nel rispetto delle leggi e dei contratti di lavoro», è il commento di Paola Fungenzi. Che aggiunge: «Provi Brunetta ad immedesimarsi in un dipendente che si ammala in ferie ed è costretto a non mettersi in malattia perché deve pagare un mutuo e non può permettersi tagli allo stipendio, e, non appena è guarito, deve rientrare in servizio. Altro che fannulloni, questa è una persecuzione».
Secondo il sindacato, una legge simile non offre alcun vantaggio, né ai dipendenti né agli utenti: «Colpisce nel mucchio. Crea un clima di disagio alimentando leggende metropolitane ad hoc su dipendenti pubblici assenteisti. Basterebbe, qualora ci fosse la necessità, applicare le norme contrattuali che già esistono, per quei dipendenti che hanno comportamenti censurabili. Invece tagliamo lo stipendio a tutti, colpiamoli nel momento più fragile, qual è quello della malattia». Come dire: se qualcuno, ricoverato in ospedale, vedrà qualche infermiera al lavoro malconcia e sarà costretto ad accontentarsi di un servizio a metà, saprà chi deve ringraziare.
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Fabiana Pesci