Pippo: «Torno in campo»

LEGNARO.Filippo «Pippo» Maniero lo sa che quando gioca sogna tutta la città. Ecco perché l'ex biancoscudato a 35 anni torna a vestire nella prossima stagione la maglia della sua Legnarese: «Spero mi facciano giocare - scherza il bomber - Avevo smesso solo per i problemi al ginocchio ma la voglia non mi è mai passata. A dicembre mi sono operato e ho chiesto al chirurgo se potevo continuare a livelli meno impegnativi: risposta positiva. Ora è tutto a posto e spero di poter esprimermi in campo ancora per uno o due anni dando il mio contributo per la salvezza della squadra e divertendomi. Dopo l'operazione ho iniziato subito a fare riabilitazione. Ora aspetto che inizi la preparazione coi compagni».
Come giudica l'esperienza da vice-allenatore con Fiorin?
«Positiva, anche se purtroppo la Piovese è retrocessa. Ho imparato molte cose che non si possono capire da giocatore. Esperienza importante per il mio futuro da allenatore».
Quale squadra, del suo passato da professionista, ha un posto speciale nel suo cuore di atleta?
«Ho lasciato un buon ricordo ovunque e anche città e tifosi lo hanno lasciato in me. Fare nomi sarebbe come mancare di rispetto a qualcuno. Chiaro che dove ho vinto, a Padova o Venezia, i ricordi positivi rimangono più impressi».
Piaciuti gli Europei?
«Un buon torneo con alcune sorprese come Turchia e Russia. Alla fine ha vinto chi ha espresso il gioco migliore».
Lippi ha fatto bene a tornare alla guida dell'Italia?
«Bisognerebbe trovarsi al suo posto, aver assaporato cosa vuol dire guidare la Nazionale e cosa può passarti per la testa per capire se la sua scelta è stata giusta».
Del suo Padova che idea si è fatto?
«Ancora una volta niente playoff... Da parecchi anni si vive questa situazione, se ne parla molto ma non cambia nulla. Oltre che di doti tecnico-tattiche è anche questione di fortuna e Padova ne ha avuta poca. Mi fa però piacere che la squadra si stia sempre più 'padovanizzando". L'arrivo dell'amico Pellizzaro come vice-allenatore è un esempio. Può essere la giusta chiave: Padova e i tifosi meritano la B».
Dopo il calcio giocato il suo futuro è in panchina?
«Spero di si anche se nella vita non si può mai sapere. Ho passato una vita sui campi di calcio e li vorrei restare partendo magari dai dilettanti».
Del pianeta dilettanti che idea si è fatto?
«Il livello nel Padovano è buono. Però bisognerebbe migliorare i regolamenti. Ad esempio la norma che consente di potersi svincolare dopo il 25º anno di età è sbagliata. È una sconfitta per chi vuole investire sul futuro di un giocatore».
Della sua serata d'addio al calcio cosa ricorda?
«Tutto, dalla sveglia a quando mi sono addormentato, giornata indimenticabile. Ringrazio ancora tutti i miei amici e il pubblico di Padova che ha risposto alla grande».
Al mondo del pallone ha più dato o ricevuto?
«Entrambe le cose. Non ho nulla da rimproverarmi e sono andato d'accordo con tutti. Ho sempre cercato di dare il meglio di me e sono stato ricompensato».
(Alessandro Mazzon)