Prato della Valle come piazza del Campo a Siena Una corsa di cavalli per i 200 anni del trotto

Una corsa di cavalli nel perimetro di Prato della Valle per festeggiare i 200 anni del trotto in Italia. Accadrà a settembre, quando per un intero fine settimana Padova darà vita a un nuovo palio. E il Prato si trasformerà, come piazza del Campo a Siena, in un grande ippodromo con i cavalli lanciati di corsa al di fuori dell'isola Memmia, tra le statue dei più illustri rappresentanti della città. Un'idea affascinante che dovrebbe trovare concretezza nelle prossime settimane a palazzo Moroni. A occuparsi dell'iniziativa sarebbe l'assessore ai lavori pubblici Luisa Boldrin, grande appassionata di equitazione. «E' solo un'idea: non c'è ancora niente di definitivo» conferma l'interessata. Quanto basta però per scatenare le fantasie di molti, immaginando la grande piazza di fronte alla basilica di Santa Giustina trasformata in un gigantesco ippodromo: com'era nel Trecento quando le corse dei cavalli servivano a festeggiare la liberazione dalla tirannia di Ezzelino da Romano. Una tradizione che è sopravvissuta fino ai primi anni del'900: da sempre infatti il Prato è il luogo delle grandi feste cittadine e non sono mancate nel corso degli anni neppure le corse con le bighe, in pieno stile «Ben Hur». Persino il sito del Comune ricorda come in epoca romana il grande spazio ospitava non solo il teatro Zairo ma anche «un circo per le corse dei cavalli». La manifestazione di settembre però festeggerà soprattutto il bicentenario dell'introduzione del trotto in Italia. La prima corsa al trotto nella penisola fu disputata il 21 agosto 1808 proprio in Prato della Valle. La storia racconta che in quell'occasione per la prima volta venne usato il termine «Padovanelli», successivamente corretto in «Padovanelle», per indicare i moderni sulkies. I famosi sedioli pesavano circa 300 chili, erano costruiti interamente in legno, intarsiato a mano da esperti artigiani. Le corse al trotto quindi sono una tradizione in Prato della Valle, che allora era la grande piazza Vittorio Emanuele: uno splendido anello di 660 metri. Le corse all'epoca erano caratterizzate da batterie composte di 3 o 4 cavalli, i cui vincitori disputavano, il giorno seguente, la «corsa di decisione» che decretava appunto il vincitore. Ai primi del Novecento quindi si avverti la necessità di una pista con requisiti diversi: per questo una commissione comunale decise la soppressione delle corse in Prato nell'attesa di un intervento economico da parte dei cittadini e privati per la costruzione di uno spazio idoneo. E tra gli indiscussi «benefattori» del trotto troviamo il senatore Vincenzo Stefano Breda, che lasciò in eredità alla città l'ippodromo di Ponte di Brenta. Duecento anni dopo, e solo per tre sere, i cavalli torneranno in Prato. Unico imprevisto: il mercato settimanale del sabato. La trattativa con gli ambulanti è aperta. Anche gli animalisti però potrebbero contestare l'iniziativa.