Padova, inutile goleada. E' finito tutto


PADOVA. L'atto finale di un altro campionato intriso di delusione e amarezza si trasforma in una partita a tennis: difese allegre, marcature allentate, squadre allungate a dismisura, falli con il contagocce. E gol, tanti gol. Dieci, più un palo e una dozzina di occasioni fallite su tutt'e due i fronti. Ma il verdetto è quello che si sapeva (e temeva): per il quinto anno consecutivo Padova fuori dai playoff.
Non importa aver vinto - compresa quello con la Cavese di ieri - 14 incontri su 34, non conta il fatto di poter disporre del miglior attacco dell'intera serie C (58 reti, nessuno ha fatto meglio nè in C/1 nè in C/2), nè di avere nelle proprie file il vice-capocannoniere del torneo (Varricchio, 18 centri al pari di Coralli e Rubino, uno solo sotto Temelin, primo con 19), il Padova resta ancora escluso dalla corsa per la serie B. Persino toccando quota 55 punti, che, negli anni precedenti, aveva consentito a chi li aveva raggiunti di giocare gli spareggi.
Tutto inutile.Le avversarie festeggiano, i biancoscudati chinano il capo e se lo cospargono di cenere. Perchè l'obiettivo mancato chiama in causa la loro dabbennaggine, la loro discontinuità, il preoccupante rendimento al ribasso della prima parte del girone di ritorno, quando, dopo le affermazioni iniziali su Monza e Novara, la squadra è andata in tilt, racimolando solo 8 punti in altrettante giornate prima dell'esonero di Ezio Rossi, deciso poche ore dopo la sconfitta nel derby di Venezia. Sino alla sciagurata prestazione casalinga con la Pro Sesto del 20 aprile, la «mazzata» che ha seppellito definitivamente ogni chance di playoff. Due allenatori diversi, con Sabatini che ha fatto il massimo, «ciccando» purtroppo quella gara con i lombardi, eppure il gruppo più forte assemblato da quando Cestaro è presidente, per qualità di giocatori e storia calcistica di ognuno, non è riuscito a tagliare il traguardo nella posizione che contava. Un fallimento clamoroso, l'ennesimo schiaffo in faccia ad una città che negli sport di squadra sta raccogliendo da parecchio tempo «magre» a raffica.
Varricchio apre e chiude.Sequenza veloce dei gol, il succo di una partita che, quanto a contenuti tecnico-tattici, non si prestava certo a tensioni o duelli aspri, considerata la tranquilla classifica dei campani e l'evidente rassegnazione dei padroni di casa. Al 9' Varricchio apriva le danze con un rasoterra angolato dopo che, a seguito di una progressione nella metà campo ospite, i due centrali della difesa si aprivano davanti a lui consentendogli tranquillamente di battere di sinistro; 12', raddoppio con un colpo di testa di Rabito su cross perfetto di Orazio Russo; Giampaolo (che al 26' aveva centrato il palo) riduceva le distanze al 30' con un diagonale sferrato all'altezza dell'area piccola, dopo che Mastronicola si era fatto rubare la sfera a metà campo da De Giorgio; 45', momentaneo pareggio della Cavese su calcio di rigore, con De Giorgio, penalty concesso per un fallo netto di Mastronicola su Aquino. Nella ripresa, al 6' Varricchio di testa incornava nell'angolo alla destra di Petrazzuolo sugli sviluppi di un corner di Rabito; 9', la «perla» della domenica, una punizione a «giro» del vicentino, con palla che scavalcava la barriera e s'infilava sotto la traversa; 20', Giampaolo di testa, su cross di Frezza; 29', Muzzi (il redivivo) con un destro forte e teso da fuori area, a fil di palo; 44', Varricchio girava in corsa di sinistro un dosato pallone servitogli da Muzzi; 45', Sorrentino si accentrava e al limite dei 16 metri calciava forte e angolato, superando Mondini.
La beffa di «Nanu».L'unico momento di illusione, a metà ripresa, ce l'hanno regalato i tifosi, quando qualcuno ha urlato che la Ternana aveva segnato, e dunque il Foggia stava perdendo, scatenando un boato nello stadio. Chiarito subito l'equivoco, tutti hanno capito che non ci sarebbe stato più nulla da fare. E cosi Galderisi, il grande ex, va ai playoff, insieme a Cremonese, Foligno e Cittadella. Ma questo già si sapeva.

Stefano Edel