Angelo Drigo, padre della Fisica padovana

Cento anni fa, il 29 maggio 1907, nasce a Padova Angelo Drigo fisico di talento.
Grazie alla 'Donazione Angelo Drigo", voluta dai figli per preservarne la memoria, gran parte del materiale documentario, della strumentazione da lui realizzata e dei libri della sua biblioteca è oggi conservata presso Dipartimento di Fisica di Padova e l'annesso Museo di storia della Fisica. Formatosi a Padova, al liceo 'Tito Livio" e all'università, Drigo si laurea brillantemente in fisica nel 1929. La fisica, all'epoca in grande fermento (nella foto a sinistra la sede storica della facolà padovana), affascina i giovani scienziati. Dopo essere stato assistente di Giuseppe Vicentini, professore di Fisica Sperimentale a Padova, Drigo ha la fortuna di diventare prima assistente e poi aiuto di ruolo di Bruno Rossi (succeduto sulla cattedra di Vicentini nel 1932). A differenza di Vicentini, Rossi introduce a Padova ricerche d'avanguardia, come la fisica dei raggi cosmici, e programmi didattici più adeguati alle nuove esigenze della fisica.
La collaborazione di Drigo con Rossi riguarda innanzitutto la ricerca di circuiti elettronici sempre più veloci e a basso rumore. Sono tra le prime applicazioni dell'elettronica alla fisica usate nello studio dei raggi cosmici e della radioattività. Grazie a queste ricerche Drigo realizzerà in seguito strumenti di alta sensibilità impiegati per monitorare e controllare la radioattività nell'ambiente (per esempio nei fanghi termali aponensi) e nelle applicazioni biomediche (nella foto a sinistra la Topolino attrezzata da Drigo con vari strumenti per misurare la radioattività ambientale).
Proprio utilizzando uno di questi strumenti, Drigo ritroverà nel 1943 un tubetto contenente radio perso al Policlinico di Trieste. Il successo gli vale su un giornale dell'epoca il titolo 'Il rabdomante del radio". Drigo e Rossi lavorano insieme anche all'innovazione della didattica, e al progetto e realizzazione del nuovo Istituto di Fisica (l'attuale Dipartimento di Fisica patavino), uno dei più avanzati dell'epoca. La sensibilità e la competenza di Drigo per la didattica sono testimoniate dai molti manuali di successo da lui redatti in seguito, primo fra tutti Fisica pratica scritto a quattro mani con la moglie Giulia Alocco.
Purtroppo Rossi è costretto a lasciare l'Italia nel 1938 a causa delle infami leggi raziali. Drigo subentra per un breve periodo alla direzione dell'Istituto di Fisica, fino a quando l'incarico non viene affidato ad Antonio Rostagni chiamato sulla cattedra di Rossi. È significativo che dopo il 1938 Rossi interromperà i rapporti con gli amici e colleghi, ma manterrà negli anni scambi epistolari con Drigo.
Nel 1943 Drigo si trasferisce all'università di Ferrara come docente di fisica sperimentale e direttore dell'Istituto di Fisica, pur continuando a insegnare anche a Padova fino al 1951. A quel tempo a Ferrara non esiste il corso di laurea in Fisica e l'Istituto di Fisica è privo di strumenti adeguati per la didattica e la ricerca. È uno dei primi fisici italiani a dedicarsi sistematicamente all'applicazione della fisica alle scienze biomediche. Con l'avvento della medicina nucleare in Italia, l'impegno di Drigo nel settore biofisico aumenta: all'attività di ricerca nel settore affianca il suo impegno didattico tanto che, nel 1965, introduce l'indirizzo di biofisica nel corso di laurea in fisica. Collabora inoltre con l'ospedale di Borgo Valsugana per la messa a punto della prima 'bomba al cobalto" italiana, ed in seguito con l'ospedale di Padova per un'analoga strumentazione. La fisica, insomma, al servizio della vita dell'umanità.