Gli anni di piombo lontani ma riemerge l'intolleranza

PADOVA. Il professor Angelo Ventura è stato una delle vittime illustri degli «anni di piombo» a Padova. Il docente di storia contemporanea a Lettere e a Scienze Politiche (allora la facoltà più «calda» della nostra università, dove insegnava anche Toni Negri, tra gli arrestati del 7 aprile 1979) subi un attentato la mattina del 26 settembre '79 sotto la sua abitazione in via Rogati, in pieno centro.
Ventura, che era anche un collaboratore del Mattino, venne affrontato da un mini-commando di due giovani arrivati in scooter, i quali gli spararono contro, forse mirando alle sue gambe: un proiettile lo colpi a un alluce, e lui reagi esplodendo a sua volta contro gli aggressori l'intero caricatore del revolver che da tempo egli portava con sé. Quell'attentato venne attribuito all'area d'intersezione fra l'autonomia organizzata e il terrorismo: dei cui «collegamenti» Ventura era uno dei più convinti assertori, indicandone proprio in Negri la «mente», in assonanza con il «teorema» sostenuto da Pietro Calogero, il magistrato grande accusatore e titolare dell'inchiesta 7 aprile. Uomo di sinistra, direttore dell'Istituto veneto per gli studi sulla Resistenza e l'età contemporanea, è sempre stato un sostenitore della tesi degli «opposti estremismi» sempre a confronto non solo a Padova.
Professor Ventura, la preoccupa la situazione attuale di violenze? Vede delle assonanze con il clima di quegli anni lontani?
«Certo che la trovo preoccupante, e molto. Le contrapposizioni odierne fra estremismi 'di sinistra" e 'di destra" ricordano le vecchie forme di squadrismo tipiche di quegli anni '70. E' passato tanto tempo, ma le violenze tra opposti estremismi si ripetono nel loro cliché. Non con un'esplosione a ciel sereno, tutt'altro. E' un ciclo che si riapre rinnovandosi, e a innescare la ripresa delle ostilità sono episodi apparentemente in sé 'minori", non paragonabili alla violenza terroristica di allora. Da una parte neofascisti che sfilano impunemente a Padova due volte a distanza di una settimana, proponendo la loro 'identità" come protesta contro gli immigrati. Dall'altra, l'aggressione ai partecipanti a un incontro organizzato da Alleanza Nazionale, partito della destra istituzionale, che poi va sull'Aventino per contestare l'amministrazione locale. Ecco, la situazione si avvita partendo da episodi di per sé piccoli che fanno da innesco alla riproduzione di un quadro complessivo che è appunto quello della conflittualità fra estremismi. Siamo lontani dagli anni '70, ma i meccanismi di riapertura del 'ciclo", rispetto a cui quei fatti rappresentano dei sintomi di ripresa, si ripropongono con logiche analoghe a quelle di oltre un quarto di secolo fa. C'è una continuità storica nei 'modi" in cui queste dinamiche ritornano, pur se i climi sono ovviamente cosi diversi. Quelle che avvengono oggi sono cose che non nascono per caso».
Vuol dire che c'è una regia negli ultimi sviluppi?
«Dico che la situazione attuale è di grave pericolo per la democrazia e la libertà sul piano generale, in Italia come in altri paesi. Ripeto, non capita nulla per caso. I 'piccoli episodi" che hanno per protagonisti 'giovani estremisti" in sé possono sembrare non ugualmente importanti come le 'grandi violenze" del passato, la conflittualità fra parti avverse può parere lontana dagli anni di piombo e dal terrorismo: e invece pure questi fatti 'minori" sono molto significativi a saperli leggere nel contesto della società, dei suoi mutamenti e dei giochi politici che li riguardano».
Oggi però, a differenza dagli anni delle violenze fisiche diffuse per le strade e degli attentati, i protagonisti si spiegano sui giornali.
«Già, i mass-media si coccolano questi giovanotti facendone delle 'star". Le stesse definizioni oscillanti fra 'autonomi", 'Disobbedienti" (ma non potete almeno risparmiarci quella D maiuscola?), 'no-global" eccetera, rappresentano eufemismi per etichettare simpaticamente la realtà di azioni che di interessante da comprendere non hanno proprio niente, ma al contrario tutto da respingere. Lo stesso discorso vale naturalmente per l'avversa parte dei 'neri" con le loro 'onde" che scorrono per la città. Attenzione, la responsabilità dei mezzi di comunicazione è importante. Verso la violenza occorre il rifiuto e basta».
(Paolo Vigato)