«Padova, solo stando uniti si vince»

Sul difficile momento del Padova si sono espressi, in questi ultimi giorni, tutti i protagonisti: presidente, direttore sportivo, allenatore e giocatori. E tutti, dopo la debàcle di domenica nel derby contro il Cittadella, hanno indicato, come ricetta per uscire dal tunnel della crisi, il recupero della tranquillità mentale, che può avvenire solo se i giocatori fanno quadrato e si turano le orecchie per non farsi condizionare dalle critiche. Ma cosa pensano di questo Padova coloro che hanno vestito in passato la maglia biancoscudata e che conoscono alla perfezione la piazza?
«Non credo ci possa essere spazio per molta fantasia nell'analisi della situazione - commenta Fulvio Simonini, ex attaccante del Padova, che segue tutte le partite in casa come commentatore di Telechiara - La realtà è sotto gli occhi di tutti: è chiaro che questa squadra è bloccata psicologicamente. Non si può infatti pensare che giocatori con un curriculum del genere, che in passato hanno già dimostrato tutto il loro valore, abbiano improvvisamente disimparato a giocare a calcio. Il fatto che debbano ottenere il risultato ad ogni costo li blocca e le critiche che stanno piovendo dall'ambiente, che legittimamente si aspettava un avvio di campionato migliore di quello cui abbiamo assistito, non fanno che trasformare in... montagne problemi che probabilmente sarebbero solo minimi».
Come venirne fuori? «L'unica medicina è una vittoria, magari conquistata anche con fortuna - prosegue Simonini - E' il solo modo per ritrovare un giusto distacco dalle critiche e dalle pressioni della gente. Capisco, però, che non sia facile perché sicuramente dentro alla squadra sono emersi dei problemi psicologici inaspettati».
Secondo Simonini, in ogni caso, il cambio dell'allenatore non gioverebbe alla causa. «Questo gruppo è stato costruito a sua immagine e per seguire i suoi dettami di gioco - conclude - E dato che Pellegrino ha già dimostrato di saper far giocare bene questi ragazzi, penso abbia bisogno di almeno un altro mese per lavorare tranquillo. Secondo me, ce la può fare ad uscire da questa crisi».
Assai più perentorio il tono di un altro ex, Damiano Longhi, che, pur riconoscendo, esattamente come Simonini, che la squadra è bloccata mentalmente, assolve l'ambiente e le presunte pressioni che ricadono sul gruppo. «Non siamo di fronte ad una squadra di ragazzini - puntualizza uno dei protagonisti degli anni Novanta - E Padova non è certo una piazza bollente. Sono ben altri gli ambienti che psicologicamente ti condizionano. Credo quindi che, qualunque sia il problema, non sia giusto scaricarlo sui tifosi troppo esigenti, tifosi che invece sono sempre pronti ad aiutare la squadra quando c'è bisogno. Un minimo di correttezza, o no?».
Anche in questo caso la ricetta è personalizzata. «Uscire da questo momento-no si può e si deve, perché la rosa di Pellegrino ha tutte le qualità per disputare un buon campionato - sottolinea Longhi - Bisogna che lo spogliatoio si ricompatti e, visto che il presidente ha dato all'allenatore solo due settimane di tempo, la squadra deve dimostrare di voler andare avanti con lui reagendo compatta alle difficoltà e ai problemi».
Anche Claudio Ottoni, ex difensore e ora tecnico in attesa di... chiamata, bacchetta il Padova. «Fa parte del mestiere del giocatore sopportare le pressioni - sottolinea - A maggior ragione in una società come questa, che ha speso tantissimo per creare una rosa competitiva e ora legittimamente esige dei risultati. Se non vogliono perdere tutto, devono svegliarsi!».