La Juve non ha ancora capito

RIMINI. Se la Juventus pensava che il suo primo anno di serie B sarebbe stato un anno di purgatorio, si sbagliava di grosso: sarà un anno d'inferno. Il suo primo girone lo ha attraversato a Rimini: un pareggio che per la banda di Deschamps ha il sapore amaro dei due punti persi nella rincorsa per colmare i 17 di penalizzazione, ma anche della presa di coscienza della difficoltà dei campi di provincia in cadetteria, dove tutti, contro la Vecchia Signora, scenderanno in campo per la partita della vita.
Lo ha fatto il Rimini di Acori, che dopo essere andato sotto ed essere rimasto in dieci, è riuscito ad agguantare un insperato pareggio, sfruttando una clamorosa disattenzione della retroguardia bianconera. La Juventus è arrivata sulla riviera romagnola con le infradito da spiaggia e ci ha messo un tempo per capire che, se non si fosse infilata alla svelta gli anfibi da guerra, sarebbe stato difficile non uscire ammaccati dal Romeo Neri. Nel primo quarto d'ora i bianconeri ronzano un paio di volte dalle parti di Hadanovic, ma senza trovare il bersaglio. Poi la prima frazione si spegne fra gli striscioni degli ultras bianconeri, che contestano la società, e la retroguardia riminese, guidata dal gigantesco ghanese Barusso (fisico imponente), che scava trincee e semina tagliole. Il primo brivido della ripresa è però di marca riminese: Boumsong sbaglia il tempo del salto su un cross di Jeda e Matri può colpire in porta, dimenticandosi però di avere di fronte Gigi Buffon. Cosa che, in effetti, in serie B non capita tutti i giorni. La Juve è, però, pronta a colpire: su calcio d'angolo Nedved si trova davanti un avversario a ribattere un suo tiro, da centrocampo arriva il giovane Matteo Paro che al volo segna il primo gol della storia della Juventus in serie B. Sembrava cosa fatta. Il Rimini aveva impegnato i campioni putativi d'Italia per un'ora e poteva essere soddisfatto. Invece, proprio da qui è cominciato il miglior momento della squadra di casa. Ricchiuti ha scoccato alta una freccia da fuori area e Jeda ha di nuovo scaldato i guanti di Buffon. E quando il Rimini è rimasto in dieci per il secondo, ingenuo, giallo rimediato da Cristiano, la squadra di Acori ha continuato a crederci. E quella di Deschamps a credersi al riparo dai rischi. Che in serie B, però, sono sempre dietro l'angolo. La «matricola» Juventus non lo sapeva e glielo ha insegnato Ricchiuti, che ad un quarto d'ora dalla fine non ha fatto da spettatore ad una frittata combinata da Kovac con la complicità di Boumsong: ha rubato palla, e si è trovato faccia a faccia con Buffon, togliendosi una di quelle soddisfazioni che un giorno racconterà ai nipoti. Nel quarto d'ora finale il Rimini ha eretto una di quelle barricate che non si scardinano nemmeno con le bombe a mano. Figuriamoci con lo spirito supponente e balneare della prima, storica, Juventus di serie B.