Piovese con la serie D nel... Sacco

PIOVE DI SACCO. E' stata una notte insonne. Il ritorno trionfale in pullman da Corsico, la festa con il palco in piazza, poi tutti allo stand di Sant'Anna a mangiare roba ai ferri. «Ossetti, polenta e via...», si stiracchia in tarda mattinata Pippone Maniero, rientrato a casa dopo le due. Lui, l'ex professionista diventato l'icona del calcio piovese. «In piazza dall'emozione mi sono anche messo a piangere...», confessa il giorno dopo Said Shahamat, il 45enne architetto persiano sotto la cui presidenza il club biancorosso di Piove ha fatto domenica il gran balzo in serie D. Il primo della sua storia.
Un'impresa, non c'è dubbio. Realizzata sotto il sole di metà giugno, alla periferia di Milano, nella finale di ritorno dei playoff d'Eccellenza. Sovvertendo con due gol di Muccin e Pittaro un destino che dopo l'andata allo stadio Vallini (2-3 davanti a 1.200 spettatori) sembrava ormai segnato. «Per vincere ci vuole un po' di tutto, anche di fortuna. Ma io ci ho sempre creduto», assicura Said, sempre più «onorato di essere il presidente della Piovese».
Spaghetti.Bel personaggio, Said. In Italia dal 1985, uno studio rinomatissimo a Piove (ma lavora anche in Iran), sposato con una padovana di Campagnola di Brugine, anche nel giorno del trionfo preferisce dispensare ringraziamenti piuttosto che riceverne. «Non potrò mai dimenticare come siamo stati accolti l'altra sera. Il sindaco che è venuto ad aspettarci all'inizio del paese, il palcoscenico... Non posso che ringraziare tutti». Assicura che la Piovese l'anno prossimo continuerà a fare le cose per bene come le ha fatte finora. «Abbiamo dato fiducia all'allenatore Minto e a tutti. Io? Si, se... Dio mi aiuta sarò ancora presidente, ma la vera forza della Piovese sono i suoi 10 soci e i 72 sponsor». Bilancio quasi miliardario, sussurrano in giro, ma Said dice di no: «Il denaro ha la sua importanza, però non è tutto. Prenda Maniero: è venuto qui per un piatto di spaghetti. C'è un tipo di rapporto diverso, abbiamo lavorato molto sul volontariato. E comunque no: la cifra è molto più contenuta...».
Idraulico.Ma chi è poi, questa Piovese neopromossa? Due fior di ex professionisti come Maniero e Valeriano Fiorin, certo. Ma soprattutto una squadra di dilettanti. Gente che studia o che lavora. Come Alberto Tiso alle Poste, Boscolo difensore-operaio, Veggian Junior imprenditore alla Blue Box (condizionatori industriali). O il Michele Pittaro autore del gol-promozione che fa l'idraulico.
Anche l'allenatore lavora, anzi l'ha da poco cambiato: Francesco Minto, 39 anni di Mira, ex argentiere, ora si occupa di minuterie metalliche in un'azienda di Peraga.
Come tecnico ha sicuramente bruciato le tappe: scoperto dalla Patavina Polverara (una promozione in Prima categoria, l'anno scorso si è salvato nonostante un -21 di penalizzazione) a Piove ha centrato la serie D al primo colpo. «Credo che il qualcosa in più ce l'abbia dato forse l'esperienza - dice Minto - Ho diversi giocatori sopra i trent'anni, che sanno gestire le pressioni nei momenti importanti. Le partite decisive non le abbiamo mai sbagliate». Minto, già confermato per l'anno prossimo, non ha un modulo fisso. «Dipende dai giocatori che ho. La maggior parte del campionato abbiamo fatto il 4-4-2, ma anche dell'altro. Domenica, per esempio, abbiamo giocato con il 4-2-3-1 un po' come la Roma, con Pippo solo davanti...».
Debito.Ecco, appunto, Maniero. Che dice l'uomo in più dei piovesi, l'ex biancoscudato, quello che nel novembre scorso, a 33 anni e con un'ottantina di reti in serie A (ma anche con il cartellino dei Rangers Glasgow in tasca), ha detto «tiè» al calcio dei professionisti per venire a giocare in Eccellenza a due passi dalla sua casa di Legnaro? «Dico che è una bella soddisfazione. Mia, della squadra e anche della città che non era mai stata in serie D. Non mi sono mai pentito della mia scelta, e non solo perchè abbiamo vinto. Io qui, in questa dimensione, mi sono liberato mentalmente dalle pressioni di una serie A o di una serie B. Ho fatto le cose con gioia e passione. Mi sono divertito tanto. Vincere è una cosa che viene solo di conseguenza».
Attenti, però: non è detto che resti. «Non lo so. Devo parlare con il presidente e con il nuovo direttore. Ho problemi al ginocchio, più gioco e più me ne dà. La serie D è impegnativa, quasi semiprofessionismo, ci sono quattro allenamenti alla settimana... Ci devo pensare». «Speriamo di convincerlo», incrociano le dita presidente e allenatore. E se non ci riusciranno? In quel caso Maniero se ne andrà in Prima categoria. Alla Legnarese. «E' la squadra del mio paese e ho un debito di riconoscenza: li ho iniziato a giocare e li, l'ho promesso, finirò. Non so se sarà quest'anno o un altro».