«Oui, je suis Simonetta Greggio»


«Ci sono libri che rendono migliori. Più felici». Cosi ha scritto la più prestigiosa rivista letteraria francese, «Lire», di La douceur des hommes, romanzo d'esordio di una scrittrice di successo. Con una piccola particolarità. L'autrice francese si chiama Simonetta Greggio ed è nata a Rubano, ha studiato al Liceo Linguistico delle suore del Sacro Cuore, ed è arrivata a Parigi venticinque anni fa, fuggendo, o quasi, da Padova. Ora il suo libro, La dolcezza degli uomini, è stato tradotto anche in italiano, dalla Corbaccio, e lei è tornata per presentarlo alla Mostra del Libro di Galliera.
«A Padova - racconta - torno spesso per vedere la mia famiglia e quando mi hanno chiesto di presentare il mio libro qui vicino sono stata felice di farlo». Non come rivincita, non come un'emigrante che ha avuto successo all'estero. «Non ho lasciato Padova - racconta - con dei conti in sospeso, anche se le suore mi hanno espulso. Me ne sono andata nel 1980 perché mi sembrava che ci fosse un clima oppressivo, con poche speranze, non volevo diventare la moglie di qualcuno, volevo leggere, scrivere, realizzare i miei sogni». E cosi, a vent'anni, Simonetta Greggio ha preso la valigia ed è scappata a Parigi. «A Padova avevo frequentato un anno alla facoltà di Lettere e sentendo parlare il professor Artioli dell'amicizia tra i surrealisti ho pensato che doveva esserci un modo per incontrare le persone che volevi incontrare, per riconoscerle: Parigi era il posto più vicino che mi veniva in mente».
A Parigi, Simonetta Greggio lavora come commessa e baby sitter ed intanto prova a studiare letteratura. «C'era un corso che teneva Milan Kundera, riservato a sole dodici persone, ed io ho fatto di tutto per entrarci, poi mi sono accorta che le sue lezioni erano un po' noiose, che avrei preferito Stephen King». Piccoli lavori, poi un piccolo colpo di fortuna. «Una mattina sono scesa da casa, a Parigi, in camicia da notte, e sono andata al bar all'angolo a fare colazione. Ho incontrato un ragazzo, abbiamo parlato, lui mi ha detto che faceva il giornalista, io ho detto che mi piaceva scrivere, e lui mi ha portato ad Actuel e li, anche se non scrivevo ancora bene in francese, ho cominciato». Ma non è una favola. «In questi venti anni ho trovato tante porte chiuse, in Francia come in Italia, ma mi ero tagliata i ponti alle spalle e li, a Parigi, volevo farcela».
Sono cosi arrivati i primi libri. «Il primo - dice - è stata una guida agli Hotel de Charme italiani, ha venduto moltissimo anche se l'editore non mi ha pagato. Poi ho continuato con libri sulla cucina, sul giardinaggio...» Ed è arrivata alla letteratura. «Ho sempre scritto - dice Simonetta - solo che mi piacevano i grandi autori e trovavo che, in confronto, pubblicare le mie cose significava sacrificare alberi inutilmente. Però mi accorgevo anche che venivano pubblicate cose peggiori di quelle che scrivevo ed allora ho provato». Ha mandato una serie di racconti alle principali case editrici italiane, ma solo Einaudi le ha risposto, e troppo tardi, perché nel frattempo in Francia le cose erano andate più veloci. «Ho mandato - dice - trenta pagine in francese ad una sola casa editrice e mi hanno risposto tre giorni dopo, dicendo che volevano il mio libro». E cosi Simonetta Greggio è diventata una scrittrice francese. «Mi piace molto - confessa - scrivere in francese, perché il francese è la mia lingua da donna adulta, la lingua in cui per me non esiste condizionamento, non esiste passato, non esistono legami». Parlando ad un giornale francese Simonetta Greggio ha riassunto il tutto dicendo che scrive in francese perché non essere letta dal padre. I francesi come autrice l'hanno presa molto sul serio. «Da poco - racconta - in Francia è uscito il mio secondo libro, che si intitola Etoile, e sta andando ancora meglio del primo. L'hanno già venduto all'estero. In Italia ci sono tre editori che se lo contendono. L'ho scritto sull'onda di un'idea improvvisa, in poco tempo, ed il fatto che Le Monde gli abbia dedicato tanta attenzione mi ha stupita. In realtà, mi piace scrivere ma il sogno vero è quella di fare l'editore, pubblicare i libri degli altri».

Nicolò Menniti-Ippolito