Associazione di stampo mafioso, arrestato imprenditore

PIOVE DI SACCO. Era diventato «invisibile» da quando si era trasferito al Nord un anno e mezzo fa da Agrigento. Salvatore Giuseppe Vaccaro, 37 anni, residente a Piove di Sacco in via Foscolo 14/4, imprenditore edile, separato, evitava in qualsiasi modo di farsi notare. Ma non gli è servito. E' stato arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso dai carabinieri di Agrigento.
Associazione finalizzata alla commissione di omicidi, estorsioni, turbativa di gare relative ad opere pubbliche, imposizione di sub appalti e mano d'opera, gestendo anche la latitanza dei noti Gerlandino Messina e Luigi Putrone, entrambi compresi nel Programma speciale di ricerca predisposto dal Ministero dell'Interno.
Con Salvatore Giseppe Vaccaro sono finiti in cella altre undici persone: Francesco Frangipane, 26 anni, di Sant'Elisabetta (Agrigento), sposato e agricoltore e il fratello Stefano, 28 anni (già detenuto); Stefano Iacono di Sant'Elisabetta, 58 anni, imprenditore edile; Stefano La Porta di Sant'Elisabetta, 56 anni, pastore; Angelo Milioto di Sant'Elisabetta, 67 anni, commerciante; Antonino Di Raimondo di Sant'Angelo Muxaro, 55 anni, operaio; Giuseppe La Porta di Sant'Angelo Muxaro, 65 anni, operaio; Calogero L'Abbate, 57 anni, residente a Porto Empedocle (già detenuto a Pisa); Alfonso Milioto, 41 anni, di Sant'Angelo Muxaro, autista; Pietro Mongiovi, 48 anni, di Sant'Angelo Muxaro, pastore; e Raimondo Pona, 56 anni, residente a Casteltermini (Agrigento), fabbro.
L' indagine condotta dai carabinieri di Agrigento (coadiuvati dai colleghi della Compagnia di Piove di Sacco per quanto riguarda la cattura di Vaccaro) fu avviata dai militari di Canicatti a gennaio del 1999 dopo l'omicidio di Vincenzo Vaccaro Notte collegato, secondo gli inquirenti, a una faida mafiosa. L'anno successivo a febbraio venne ucciso a Sant'Angelo Muxaro anche Salvatore Vaccaro Notte, fratello di Vincenzo. I due, titolari a Sant'Angelo Muxaro di un'agenzia pompe funebri, secondo quanto accertato dai magistrati della Dda di Palermo, furono eliminati perché non si erano piegati alle minacce delle cosche dell'agrigentino. La loro attività commerciale, avviata in paese dopo il rientro dei due fratelli dalla Germania, era entrata in concorrenza con l'agenzia di pompe funebri, peraltro non in regola, di proprietà della famiglia dei Milioto, ritenuti vicini alla famiglia mafiosa di Sant'Angelo Muxaro che, secondo gli inquirenti, in mille modi tentò di intimidire i due fratelli Vaccaro Notte. Tra i destinatari di intimidazioni anche alcuni investigatori dell'Arma. Ad un maresciallo furono pure uccisi i cani. (p.bar.)