Si presenta il signor Terzo Polo Sorpresa: è l'ex ministro Scotti


VENEZIA. Il signor Terzo Polo ha il completo blu scuro del dottor Vincenzo Scotti, proprio lui, l'ex ministro di millanta governi democristiani della prima repubblica, braccio destro e sinistro e poi concorrente di Andreotti, uno che come il mitico Giulio deve aver fatto un patto col diavolo.
Si tingerà anche i capelli, o sarà andato dal mago di Acerra, ma sembra appena uscito da un consiglio dei ministri degli anni '80. Alla faccia dei democristiani che non tramontano mai, forse perché erano già vecchi da giovani.
Oddio, qualche ruga in più il professor Scotti ce l'ha. Ma se anche Berlusconi s'è fatto il lifting ed è passato al proporzionale, non ci meraviglieremo che torni in pista un vecchio calibro dell'Italia dei voti di preferenza. Precisiamo che la lista del Terzo Polo non è presente nel Veneto, perché l'organizzazione non ha raccolto le firme in tempo. Anche in Lombardia don Vincenzo ha ciccato la procedura di presentazione. E in Emilia Romagna, dove ha messo a sgobbare il fido Nino Cristofori, non ce l'ha fatta per un soffio. Il Terzo Polo è presente solo in 4 regioni, dal Lazio in giù. Ma non resterà un fenomeno del Sud. Approderà nel Veneto alle amministrative del 28 giugno. E' già deciso: nel Veneto si voterà in 75 Comuni e in una Provincia, quella di Treviso. L'operazione è quella di unire tutti gli scontenti delusi da Berlusconi. Il 9 aprile è la prova generale.
Ma c'è un motivo più serio per cui occuparci del Terzo Polo: da una dozzina d'anni almeno il Veneto è una regione in cui svernano le truppe, come succedeva con l'antica Roma. Ogni tanto si presenta un generale e comincia ad arringare i legionari, facendo leva sull'orgoglio, sulla voglia di bottino: tutti in piedi, andiamo a Roma a prenderci quello che ci spetta! I legionari lo guardano e lo mandano a quel paese: sono anni che non si alzano in piedi e non rischiano la pelle.
Dottor Scotti, anzi signor Terzo Polo: lei potrebbe essere uno di questi generali che vengono qui a reclutare truppe. Il Veneto è una regione piena di risorse ma senza leader. Ha anche lei questa impressione?
«Io sostengo che il Veneto, come la Lombardia, deve capire che bisogna contare come paese. Oggi le grandi decisioni strategiche interessano aree molto più ampie dei confini di uno stato. Già l'Italia è debole come paese, figurarsi se le Regioni procedono da sole. I veneti devono capire che non possono delegare questo ruolo ad altri, devono assumersi la propria responsabilità: essere classe dirigente nazionale, non regionale».
Quanto lontano è il suo Terzo Polo da quello dei Casini o dei Follini?
«E' vicino alla loro idea ma lontano dalla loro pratica. Casini ha parlato di discontinuità, lo stesso Rutelli nell'estate scorsa dette segno della volontà di costruire una casa dei riformisti moderati. Ma nessuno ha messo la testa fuori, nessuno ha avuto il coraggio di costruire un terzo polo libero dai condizionamenti dell'estrema destra e dell'estrema sinistra, per fare le riforme necessarie al paese».
Una sconfitta del centrodestra il 9 aprile aiuterebbe il Terzo Polo?
«Beh, il centrosinistra si è candidato a vincere le elezioni ma non a governare il paese. Prodi ha avuto bisogno di scrivere un libro per definire un programma. Tony Blair quando ha vinto le elezioni ha scritto due pagine. Prodi a Vicenza non ha detto nè si nè no al nucleare, altrimenti avrebbe perso pezzi».
Lei sta dicendo che il centrosinistra vincerà le elezioni ma poi si spaccherà?
«Non so quando, ma succederà sui grossi temi».
E il Terzo Polo cosa ci guadagna?
«Noi dobbiamo far capire che senza un Terzo Polo l'Italia continuerà a regredire».
Voi chi siete?
«Io ho evitato di raccogliere il passato. Abbiamo tentato liste di persone giovani, professionisti, operatori, per costruire una realtà politica nuova, riferendoci alle radici del centrismo degasperiano. Non c'è mai stato un periodo riformista cosi intenso come quello dal 1947 al 1953».
Anche Berlusconi si ritiene erede di De Gasperi.
«Per essere eredi di De Gasperi ci vuole ben altro stile. Nel 1947 De Gasperi estromette i comunisti dal governo, ma in parlamento democristiani e comunisti continuano a votare insieme per la Costituzione. Immaginate se oggi i due poli sono in grado di riformare insieme la Costituzione».
Che giudizio dà del Partito popolare degli italiani, lanciato da Berlusconi?
«Le solite cose virtuali di Berlusconi, che si consumano nella dichiarazione e nello spot d'immagine, mai nella realtà. Costruire un partito dei moderati riformisti significa saltare innanzitutto questo bipolarismo, ma prima bisogna far saltare il berlusconismo».
Non sarà facile.
«Bisogna fare scelte radicali. Guardiamo alla legge elettorale: oggi non abbiamo nè un sistema maggioritario nè uno proporzionale, ma un sistema bulgaro. Gli elettori il 9 e 10 aprile sono chiamati a ratificare le scelte già fatte dai partiti».
Secondo lei Formigoni sarà disponibile a questa operazione?
«Io sono stato abituato purtroppo in questi anni a sentire molte dichiarazioni di principio, ma il giorno dopo tutti sparivano. Mi ricordo la domenica in cui si dimise Tremonti da ministro dell'economia: Fini gli aveva detto che i conti pubblici erano truccati. Avete sentito più parlare di conti truccati da Fini? I conti sono tornati in ordine in ragione di che cosa?».
E Giorgio Carollo?
«Sono tanti quelli che nel Veneto hanno fatto azioni di rottura ma non riescono a fare il passo definitivo, quello di creare un Terzo Polo. Io spero che Carollo vada fino in fondo, cioè passi dall'auspicio alla realtà dell'autonomia e dell'indipendenza. Quello che ha fatto il suo gruppo ha senso solo se inserito in una logica da Terzo Polo e in una prospettiva nazionale».
Vede ancora Andreotti?
«Si. Andreotti è rimasto scottato dall'esperienza di Democrazia Europea. Il giorno dopo le elezioni il buon D'Antoni andò a cercare salvezza in qualche polo, nella speranza di diventare presidente della Regione Sicilia, lasciandolo solo».
Andreotti ha detto che in questa campagna elettorale bisognerebbe fare l'antidoping a qualcuno: si riferiva a Berlusconi.
«Mi sembra il film 'Miracolo a Milano" in cui i barboni sono nella piazza e si chiedono: tu cosa vorresti? Un milioni di milioni, dice uno. Un milione di miliardi, dice l'altro. Fino a che uno dice: più uno. A me sembra che in questa campagna elettorale tutti dicano più uno, ma nessuno dica come si possono fare le cose, in quanto tempo».
Servirebbe un antidoping a tutti?
«Già».

Renzo Mazzaro