30 gennaio 2006 —
pagina 49
sezione: Spettacolo
M
omento di soddisfazione per Massimo Carlotto. Lo scrittore padovano sembra aver raggiunto, dopo 10 anni di scrittura, un ruolo consolidato nel mondo letterario italiano. Fedele a un editore non grande, la E/O, è riuscito a imporsi come autore di punta in termini di vendite, e raccoglie i frutti non di un exploit, come poteva essere allinizio «Il fuggiasco», ma di un lavoro costante.
Il suo impegno ha svincolato la figura dello scrittore da quelle che sono state le sue vicende personali. Il 14 febbraio, a Padova, ci sarà lanteprima, con lo stesso Carlotto, di «Arrivederci amore ciao», il film che Michele Soavi ha tratto dal durissimo romanzo omonimo scritto da Carlotto nel 2001. Un film che ha tra i protagonisti Isabella Ferrari e Michele Placido e che allo scrittore è piaciuto molto.
«Non ho partecipato alla sceneggiatura - racconta - ma il lavoro svolto mi sembra bello. Alla fine mi hanno chiesto di intervenire sulla voce fuori campo e lho fatto, ma il merito della riuscita è tutto degli sceneggiatori e del regista».
Questo è il secondo film tratto da suoi romanzi, il primo era «Il fuggiasco», ed in entrambi i casi Carlotto ha sostenuto il progetto rimanendone in parte estraneo: «Credo sinceramente che un film debba seguire le sue regole e che non debba necessariamente coincidere con il romanzo da cui è tratto. E evidente per esempio che in Arrivederci amore ciao gli sceneggiatori hanno dovuto puntare su alcune storie e tralasciarne altre, hanno anche dato una maggiore sostanza a ciò che determina la negatività del protagonista, ma non mi sembra sbagliato. Per questo sono entusiasta del film anche se è diverso dal mio libro».
Una diversità che non altera il dato di fondo. «E un film - conferma Carlotto - che non ha nulla di consolatorio, un film duro, assolutamente drammatico, molto lontano dagli schemi tradizionali del cinema italiano. Penso che proprio per questo sia stato difficile da realizzare».
Una forte anomalia è, per esempio, la presenza di un eroe tutto in negativo. Come sostiene Michele Soavi, il regista, è un film che «racconta di tutti che fregano tutti; tutti che cercano di sopprimere tutti, è difficile distinguere quel poco di buono che cè nei caratteri. Soprattutto è una fotografia della nostra società». E questa era, appunto lintenzione di Carlotto quando ha scritto il libro.
«Arrivederci amore ciao» parla di ragazzi diventati di sinistra un po per caso, un po esibizionisti e un po cialtroni, capaci di trasformarsi in terroristi quasi per sbaglio, ma deboli nelle convinzioni e un po crudeli, desiderosi in fondo solo di vincere, in un modo o nellaltro.
Giorgio Pellegrini, il protagonista interpretato nel film da Alessio Boni, comincia da pentito la sua ascesa sociale, che si consuma prima a Milano poi in una città veneta che assomiglia molto a Padova, dove alla fine ottiene, grazie ai suoi crimini, il pieno riscatto sociale e la ammissione in quel mondo di potenti in cui il confine tra legalità e illegalità non esiste più. «Volevo raccontare - dice Carlotto - qualcosa della mia generazione, di quello che è successo in Italia. Oggi qualcosa è cambiato nella visione di quegli anni, cè un po più di chiarezza, ma molto rimane da fare».
Luscita di questo film non è la sola novità cinematografica per lo scrittore: «Tra qualche mese - racconta - uscirà un altro film, tratto questa volta da un mio libro per ragazzi, Jimmy della collina». Lo ha girato Enrico Pau ed è attualmente in fase di montaggio. Poi cè Davide Ferrario che ha scritto una sceneggiatura molto bella partendo da «Loscura immensità della morte» e dovrebbe realizzare il fim. Infine ci sono contatti per Nordest mentre cè un interesse di produttori inglesi e americani perIl corriere colombiano che ha avuto successo nella sua traduzione in inglese». Un futuro cinematografico certo non cercato che sorprende piacevolmente lautore, che nel frattempo sta aprendo nuove strade. «Ho appena finito - dice - la sceneggiatura di una serie televisiva che andrà in onda su Rai tre. Si tratta di gialli, ovviamente, ma diversi dal solito, con un solo protagonista, un ispettore di Cagliari, e poi ambientazioni reali e interpreti non professionisti. Qualcosa a metà tra la ficion e il documentario». E non manca poi il teatro, che sta anchesso dando grandi soddisfazioni. «Ho quasi ultimato - continua Carlotto - il monologo dellAlligatore, che nella prossima stagione verrà portato in scena da Andrea Brambilla, quello che tutti conoscono come Zuzzurro, che ha deciso di dare una svolta diversa alla sua carriera».
E i romanzi? «A settembre uscirà il nuovo libro, che è la biografia di Beniamino Rossini, il socio dellAlligatore in molte avventure. Quanto allAlligatore anche lui tornerà in libreria a settembre, ma la prossima storia sarà a fumetti, firmata da me e, come disegnatore, da Igort».
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Nicolò Menniti Ippolito