Palombarini, provvedimento disciplinare

E' in arrivo un provvedimento disciplinare contro il magistrato padovano Giovanni Palombarini, reo di aver garantito la sua presenza nel ruolo di «officiante» di alcuni simbolici Pacs di politici, nell'ambito della manifestazione organizzata dall'Arcigay sabato prossimo in piazza Farnese a Roma. L'affondo contro il giudice della Corte di Cassazione arriva direttamente dal ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli, che diffonde una nota perentoria: «Palombarini rinunci a una celebrazione che è fuori dalla legge, anche se solo simbolicamente».
Ma il magistrato padovano non cambia idea: «Non violo nessuna legge, se sarò accusato mi difenderò».
«Palombarini rinunci a prestarsi come officiante per una cerimonia che offende la sensibilità della maggioranza degli italiani e va contro i principi costituzionali, etici e religiosi del nostro Paese - ha tuonato nel pomeriggio di ieri il ministro Castelli -. Una manifestazione di questo genere, che ha connotati chiaramente politici, è certamente lecita per un libero cittadino, ma assume rilevanza assai grave se questo cittadino è anche magistrato della Cassazione». Un atto d'accusa a tutto tondo, che potrebbe essere il preludio ad un provvedimento disciplinare, che il ministro motiverebbe con questo ragionamento: «Non vi è il minimo dubbio che un magistrato, indipendentemente dalle sue idee, deve difendere e fare applicare la Costituzione e le leggi. Con questa cerimonia, seppur simbolicamente, egli le viola, rischiando cosi di arrecare compromissione del prestigio e della credibilità dell'ordine giudiziario, e di rendersi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere un magistrato».
Giovanni Palombarini, che in questi giorni è già a Roma per motivi di lavoro, accoglie senza scomporsi le critiche di Castelli, forte del suo carattere moderato ma fermo: «Leggerò con attenzione le parole di Castelli, anche se nella parte finale sembra già d'intravedere un possibile capo d'accusa - spiega il magistrato padovano -. In ogni caso se arriverà il provvedimento disciplinare mi attrezzerò per difendermi. Respingo l'accusa di violare la Costituzione. Io l'ho sempre fatta rispettare, cosi come tutte le leggi dello stato. Non credo cambi qualcosa nell'andare sabato prossimo in piazza a chiedere che il prossimo Parlamento legiferi su una situazione che esiste di fatto».
Dopo le parole di Castelli, si sono moltiplicate le reazioni di politici e personaggi pubblici. Immediata la risposta degli organizzatori della manifestazione, caratterizzata dall'indignazione. Il consigliere comunale padovano Alessandro Zan che oltre a figurare nelle fila della Quercia tra i banchi di palazzo Moroni è responsabile Pacs dell'Arcigay, chiama in campo le garanzie più alte del nostro ordinamento: «Le dichiarazioni del ministro Castelli calpestano i principi di libertà di pensiero e di uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge sanciti dalla nostra costituzione - reagisce Zan -. Non si può confondere una manifestazione che vuole portare all'attenzione la necessità di una legge come il Pacs, con un affronto ai principi etico morali».
La celebrazione del «Pacs dei politici» dovrebbe essere il momento clou della manifestazione: Palombarini, quindi, dovrebbe «officiare» la sottoscrizione del simbolico patto civile di solidarietà dell'europarlamentare diessina Pasqualina Napoletano con il suo compagno. Altri futuri «pacsati» saranno Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi in Liguria e il compagno Luca Dallorto, assessore all'Ambiente del comune di Genova. Poi anche due coppie lesbiche e una gay. L'invito di Zan però si estende anche a tutti gli altri politici italiani, emblematica è infatti l'assenza di parlamentari: «Non vorremmo che questa assenza sia sintomo del deficit di laicità delle nostre istituzioni», osserva il consigliere comunale padovano, che lascia la porta aperta anche al ministro Castelli: «Deve capire che l'Italia è uno stato plurale dove convivono, fortunatamente, persone con idee diverse e con diversi progetti di vita».
E se Palombarini fosse costretto, proprio per l'azione del ministro, a rinunciare? «Sarebbe il risultato di una minaccia inaccettabile che rasenta il totalitarismo da parte di un esponente del governo - risponde Zan -. Sabato in piazza Farnese si terrà semplicemente una manifestazione in cui alcuni politici che vivono in coppie di fatto porteranno la loro testimonianza sull'utilità di una tutela di legge a questa situazione».