La Margherita contro la devolution: è un pasticciaccio

PADOVA.Ditelo con i fiori. Pronti: 164 margherite, in memoria della Devolution. Fiori bianchi come ai funerali dei neonati, presentati ieri in un mazzo unico dalla Margherita del Veneto, nel corso di un seminario che voleva insieme fare la pubblicità della riforma costituzionale appena varata dal centrodestra e celebrarne il funerale in anticipo (occhio, che porta jella!).
Il centrosinistra dà per scontato che il referendum confermativo dirà un secco no alla Devolution. Convinto lui. Ma restano due problemi, emersi molto chiaramente ieri in una conferenza stampa di metà lavori: 1) di Devolution si sa poco o niente e il merito, si fa per dire, è tutto della Cdl, cioè degli autori della riforma che sembrano vergognarsi di darne conto nei particolari al loro stesso elettorato; 2) nel Nord Italia il centrosinistra ha il problema supplementare, ben illustrato da Franco Frigo, di non andare a rimorchio delle Regioni del Sud, dove il no alla Devolution sconfina nel no al federalismo. Tutta la classe politica veneta è invece saldamente attestata, salvo componenti marginali, su una linea federalista. Ne consegue per la Margherita la necessità di illustrare con precisione le novità della Devolution, utilizzando la prossima campagna elettorale, per dimostrarne l'infondatezza, anzi l'insensatezza, federalista.
Questa, in sintesi, la conferenza stampa cui partecipano, oltre a Frigo, Maurizio Fistarol, Diego Bottacin, Marco Stradiotto e Gianclaudio Bressa. Le 164 margherite (licenza poetica) appartengono a quest'ultimo: sono i 164 interventi pronunciati in aula che Bressa ha raccolto in un volume vagamente autocelebrativo dal titolo «Quel pasticciaccio brutto della riforma costituzionale». Un merito oggettivo il volume (276 pagine) comunque ha: quello di offrire, con le ragioni della Margherita, una lettura comparata del testo della Costituzione vigente (almeno fino al referendum), del nuovo testo della Devolution e delle proposte del centrosinistra articolo per articolo (spesso bocciate).
La Devolution non parla solo di polizia regionale, sanità regionale e scuola regionale. Ha modificato oltre 50 articoli della Costituzione, sui 139 che ci sono arrivati dal 1947. Con quale coinvolgimento del Paese, a parte le parole d'ordine di Bossi e certi infingardi notiziari tv sul povero Umberto che assiste commosso con moglie e figli all'ultimo voto di fiducia, l'hanno visto tutti. I servizi di Geo&geo sulle isole Galapagos hanno più audience. «Che non passi l'idea - dice Frigo - che il referendum serve solo a Sud Italia. La soppressione dell'articolo 116, terzo comma, è un attacco diretto al Nord. E' il modo con cui le regioni possono ottenere il federalismo fiscale. Si prendano i trasferimenti statali per le strade. Con Veneto Strade la Regione riesce a fare con la stessa cifra il triplo dell'attività prima in capo all'Anas. Ma ci sono regioni come la Campania, la Puglia, la Calabria, che vogliono restituire la competenza delle strade allo Stato».
Immaginifico Bressa, che si addentra molto nei dettagli e poi fulmina il passaggio con una battuta: «E' come se lo Stato, per fronteggiare la crisi del matrimonio e salvaguardare l'indissolubilità della famiglia, introducesse la bigamia». (r.m.)