Ceccato e la «memoria taroccata» della strage di S. Giustina in Colle

SANTA GIUSTINA IN COLLE.«Cerco la verità storica diversa dalla memoria taroccata, da falsificazioni, da reticenze e decontestualizzazioni». Non usa mezzi termini Egidio Ceccato, professore di lettere e storico di Camposampiero, nel presentare il suo «Il sangue e la memoria. L'eccidio di Santa Giustina in Colle del 27 aprile 1945 tra interpretazioni paesane e storia». Un libro che, a 60 anni di distanza, rievoca i tragici fatti dell'eccidio compiuto dai soldati nazisti in ritirata e che riapre la discussione su aspetti che Ceccato ritiene «riproposti in questi anni in varie pubblicazioni in modo falso e tale da ingenerare nella gente false convinzioni». Tra esse quella che l'eccidio sarebbe stata diretta conseguenza dell'uccisione il giorno prima di 2 tedeschi, da cui l'applicazione spietata della regola «10 italiani uccisi per ogni tedesco morto». «I tedeschi uccisi dai partigiani non furono 2, bensi uno solo. Non ha senso quindi cercare un senso aritmetico nel numero dei fucilati. In quei giorni, inoltre, in nessun comune dell'Alta teatro di rappresaglie naziste fu applicata questa regola. La strage - sostiene Ceccato - avvenne a mente fredda e fu motivata da 3 ragioni: per vendetta organizzata da parte di Ada Giannini; per dare una lezione a Santa Giustina per l'insurrezione partigiana che aveva fatto prigionieri i tedeschi del presidio, e che fu tra l'altro improvvisata e male organizzata; per riaprire la viabilità alle truppe tedesche in ritirata». Nessun legame quindi tra il tedesco morto a Fratte («di cui i commilitoni neanche sapevano») e i fucilati «che furono 17 e non 18».
Sulle azioni partigiane Ceccato scrive poi che «esse miravano a ostacolare la ritirata tedesca in base a precisi ordini degli anglo-americani, che contavano cosi di arrivare prima dei nemici in Austria e Ungheria anticipando l'Armata russa. Altro che 'ponti d'oro al nemico in fuga". Le stragi dell'Alta sono stragi necessarie, in una logica militare» aggiunge lo storico padovano ricordando poi altri fatti.
«Sull'eroismo di don Giuseppe Lago: assistette i parrocchiani ma alla fine, come tutti gli uomini, ebbe paura e chiese la grazia. Non fu un eroe». Altre precisazioni sui partigiani «tra i quali ci furono dei ladri, ma che combatterono anche i ladri; sui partigiani che non furono vendicativi come si dice ancora oggi; e infine sui tedeschi buoni a Santa Giustina: non è vero che la gente voleva loro bene; la gente non ne poteva più della guerra, dei tedeschi e dei fascisti». «Non prendo le difese di nessuno, tanto che spesso vengo criticato anche dalle associazioni vicine ai partigiani - conclude Ceccato - chiedo solo verità sui fatti storici».
Un verità forse scomoda, visto che «la sala pubblica a Santa Giustina mi è stata concessa solo dopo 14 mesi dalla richiesta e la serata non è stata certo organizzata con zelo». Una decina erano le persone presenti tra il pubblico.
(Francesco Zuanon)