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L’Azienda sanitaria fa causa a Iencenella

 Paolo Iencenella dovrà restituire tutto. Fino all’ultimo euro. Anche se, per ora, l’ex assistente anmministrativo quarantaquattrenne, in servizio alla Cassa centrale dell’Azienda ospedaliera, ha consegnato all’ente sanitario «solo» 540 mila euro dell’ingentissima somma sottratta nell’arco di circa cinque anni. Ma i soldi volatilizzati sono quasi il triplo, ben 1.495.000 euro. E qualcuno, prima o poi, dovrà tirarli fuori perché la procura della Corte dei Conti di Venezia non è disposta a mollare su quella somma sparita nel nulla e finanziata con fondi regionali. Così, anche in funzione di autotutela, l’Azienda sanitaria è passata al contrattacco, chiedendo (e ottenendo) il sequestro conservativo sull’unico bene di proprietà dell’ex cassiere infedele, la liquidazione.
 E poi promuovendo nei suoi confronti una causa civile davanti al giudice del lavoro Caterina Santinello. Precise le richieste dell’ente sanitario formulate nel ricorso firmato dall’avvocato Maria Grazia Calì e dalla collega Carola Rossato in nome e per conto del direttore generale Adriano Cestrone: l’Azienda reclama la restituzione dell’intero ammontare (ovvero pure dei 955 mila euro mancanti) e il risarcimento per i danni morali e all’immagine subiti. Danni la cui quantificazione è stata rimessa alla determinazione del giudice. La vicenda viene a galla il 19 ottobre 2004 quando due impiegate segnalano alla responsabile dell’Ufficio Cassa, Costantina Peronese, che il giorno precedente era stata riscontrata un’eccedenza di 180 euro. Vengono svolti controlli e si scopre che due operazioni sono state annullate. Scattano le verifiche incrociate e nel frattempo viene informata Michela Barbiero, dirigente del Dipartimento interaziendale economico patrimoniale. Il 21 ottobre Iencenella si presenta dalla sua capufficio e ammette di aver sottratto dei soldi. Cerca anche di giustificarsi parlando di uno stato d’ansia conseguente al cattivo stato di salute del padre. Quello stesso giorno ha un altro colloquio sempre con Peronese, cui si aggiunge Barbiero, e confessa che il 15 ottobre, dopo aver annullato le ricevute, si è intascato due ticket dell’ambulatorio di Pediatria di 677,95 euro e di 4.221,90 euro. Inevitabile l’apertura di un procedimento disciplinare e la presentazione di una denuncia in procura. La dirigente Barbiero chiede controlli su tutte le operazioni annullate nel 2004: è la fine per Iencenella che il 25 ottobre formalizza le dimissioni e il giorno seguente esegue un bonifico a favore dell’Azienda per trasferire 62.704,50 euro e manifesta l’intenzione di restituire altri 369.220,88 euro appena la somma, depositata alla Cariparo, sarà smobilizzata. Alla fine tornano nelle casse dell’Azienda 540 mila euro. Nient’altro: lui insiste di aver rubato solo quei soldi perché aiutava gli anziani genitori malati. E il resto? «Non c’erano controlli», si difende, tentando di scaricare ogni ulteriore responsabilità all’Azienda sanitaria. In procura parte l’inchiesta chiusa con l’accertamento della sparizione di 1 milione e 495 mila euro e la contestazione a Iencenella dei reato di peculato e falso. L’Azienda sanitaria provvede al sequestro conservativo del Tfr (Trattamento di fine rapporto) concesso dal giudice Gaetano Campo l’8 marzo scorso. Poi promuove la causa civile. Intanto, per quanto riguarda gli scarsi controlli accrtatti sia dalla procura che dalla Corte dei Conti, la dottoressa Michela Barbiero precisa: «La sottoscritta non presiede né ha mai presieduto alcun organismo interno di controllo. Il caso Iencenella è venuto alla luce proprio nel momento del cambio di gestione da una struttura dell’azienda alla ragioneria (che ha acuisito la gestione dell’Ufficio cassa solo dall’1 settembre 2004). Quest’ultima ha contribuito a fare emergere l’incresciosa vicenda proprio nella fase di riorganizzazione delle attività di gestione della cassa».