05 gennaio 2006 —
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sezione:
Cronaca
Paolo Iencenella dovrà restituire tutto. Fino allultimo euro. Anche se, per ora, lex assistente anmministrativo quarantaquattrenne, in servizio alla Cassa centrale dellAzienda ospedaliera, ha consegnato allente sanitario «solo» 540 mila euro dellingentissima somma sottratta nellarco di circa cinque anni. Ma i soldi volatilizzati sono quasi il triplo, ben 1.495.000 euro. E qualcuno, prima o poi, dovrà tirarli fuori perché la procura della Corte dei Conti di Venezia non è disposta a mollare su quella somma sparita nel nulla e finanziata con fondi regionali. Così, anche in funzione di autotutela, lAzienda sanitaria è passata al contrattacco, chiedendo (e ottenendo) il sequestro conservativo sullunico bene di proprietà dellex cassiere infedele, la liquidazione.
E poi promuovendo nei suoi confronti una causa civile davanti al giudice del lavoro Caterina Santinello. Precise le richieste dellente sanitario formulate nel ricorso firmato dallavvocato Maria Grazia Calì e dalla collega Carola Rossato in nome e per conto del direttore generale Adriano Cestrone: lAzienda reclama la restituzione dellintero ammontare (ovvero pure dei 955 mila euro mancanti) e il risarcimento per i danni morali e allimmagine subiti. Danni la cui quantificazione è stata rimessa alla determinazione del giudice. La vicenda viene a galla il 19 ottobre 2004 quando due impiegate segnalano alla responsabile dellUfficio Cassa, Costantina Peronese, che il giorno precedente era stata riscontrata uneccedenza di 180 euro. Vengono svolti controlli e si scopre che due operazioni sono state annullate. Scattano le verifiche incrociate e nel frattempo viene informata Michela Barbiero, dirigente del Dipartimento interaziendale economico patrimoniale. Il 21 ottobre Iencenella si presenta dalla sua capufficio e ammette di aver sottratto dei soldi. Cerca anche di giustificarsi parlando di uno stato dansia conseguente al cattivo stato di salute del padre. Quello stesso giorno ha un altro colloquio sempre con Peronese, cui si aggiunge Barbiero, e confessa che il 15 ottobre, dopo aver annullato le ricevute, si è intascato due ticket dellambulatorio di Pediatria di 677,95 euro e di 4.221,90 euro. Inevitabile lapertura di un procedimento disciplinare e la presentazione di una denuncia in procura. La dirigente Barbiero chiede controlli su tutte le operazioni annullate nel 2004: è la fine per Iencenella che il 25 ottobre formalizza le dimissioni e il giorno seguente esegue un bonifico a favore dellAzienda per trasferire 62.704,50 euro e manifesta lintenzione di restituire altri 369.220,88 euro appena la somma, depositata alla Cariparo, sarà smobilizzata. Alla fine tornano nelle casse dellAzienda 540 mila euro. Nientaltro: lui insiste di aver rubato solo quei soldi perché aiutava gli anziani genitori malati. E il resto? «Non cerano controlli», si difende, tentando di scaricare ogni ulteriore responsabilità allAzienda sanitaria. In procura parte linchiesta chiusa con laccertamento della sparizione di 1 milione e 495 mila euro e la contestazione a Iencenella dei reato di peculato e falso. LAzienda sanitaria provvede al sequestro conservativo del Tfr (Trattamento di fine rapporto) concesso dal giudice Gaetano Campo l8 marzo scorso. Poi promuove la causa civile. Intanto, per quanto riguarda gli scarsi controlli accrtatti sia dalla procura che dalla Corte dei Conti, la dottoressa Michela Barbiero precisa: «La sottoscritta non presiede né ha mai presieduto alcun organismo interno di controllo. Il caso Iencenella è venuto alla luce proprio nel momento del cambio di gestione da una struttura dellazienda alla ragioneria (che ha acuisito la gestione dellUfficio cassa solo dall1 settembre 2004). Questultima ha contribuito a fare emergere lincresciosa vicenda proprio nella fase di riorganizzazione delle attività di gestione della cassa».