La Lega sotto processo

VERONA.Riprenderà il 7 febbraio del prossimo anno al tribunale di Verona l'udienza preliminare a carico di 45 esponenti della Lega Nord - tra cui l'europarlamentare Umberto Bossi e i ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli - accusati a vario titolo di attentato all'unità dello Stato, reato che prevede la pena dell'ergastolo. L'inchiesta era stata avviata nella seconda metà degli anni'90 e il 29 gennaio 1998 il procuratore capo di Verona Guido Papalia aveva formulato le sue richieste di rinvio a giudizio.
La ripresa dell'udienza è legata al pronunciamento della Corte Costituzionale che ha sciolto il dubbio sul conflitto di attribuzione tra parlamento e magistratura relativo alle posizioni dei senatori Vito Gnutti e Francesco Speroni.
Il quesito sollevato, dopo un pronunciamento del Senato sull'insindacabilità dei suoi componenti, dal gup Michele Dusi il 20 febbraio 2001 nel corso dell'apertura dell'udienza preliminare che già allora avrebbe dovuto pronunciarsi sul rinvio a giudizio chiesto per i leghisti da Papalia.
«La Consulta ha dichiarato inammissibile il conflitto - ha commentato ieri lo stesso magistrato - per cui ora potremmo discutere delle posizioni di tutti, Gnutti e Speroni compresi. Che siano passati tanti anni dalle contestazioni non significa nulla. I reati restano e sono gravissimi con pene pesanti. Ciò che potrà influire sarà eventualmente la modifica della norma sull'attentato alla costituzione già passata in un ramo del parlamento. Se la modifica sarà varata il processo cadrà del tutto, a esclusione del reato previsto dal decreto del 1948 sull'organizzazione paramilitare».
L'inchiesta sulla Lega Nord prese avvio nel maggio del 1996 quando a villa Riva Berni di Bagnolo San Vito (Mantova) Umberto Bossi varò il «Parlamento della Padania» e i «Comitati di liberazione della Padania» rivendicando «il diritto all'esercizio della resistenza e della secessione». Un «diritto» sul quale avrebbero dovuto «vegliare» le «guardie territoriali» della Lega, volontari subito battezzati «camicie verdi» e la Guardia Nazionale Padana (Gnp), costituita con funzioni diverse. E' proprio per l'attività di questi due organismi che lo stesso Bossi il 17 settembre 1996 fini sul registro degli indagati della Procura di Mantova. Contemporaneamente anche la Procura di Verona entrò decisamente nell'inchiesta ordinando, il giorno successivo, perquisizioni nelle sedi veronese e milanese della Lega Nord e due mesi dopo nelle abitazioni di presunti militanti delle ormai ex camicie verdi e della Gnp. Nell'attività di questi gruppi il magistrato scaligero individuò l'ipotesi di reato relativa a «attentato all'integrità dello Stato, attentato alla Costituzione, violazione del divieto di associazioni militari e segrete».