La riscoperta di Monteleone


DOLO (VENEZIA).Spacciare Luigi Monteleone per un autore veneto sarebbe azzardo non da poco. Lui è stato sempre un napoletano e proprio da meridionalee ha raccontato il Veneto di terraferma, dove ha trascorso gran parte della sua vita di medico e di scrittore. Perché Luigi Monteleone, soprattutto, è stato un medico condotto, ma di quelli di una volta, come la sua data di nascita, il 1920, autorizza a credere. E come i medici di una volta ha percorso le strade, è entrato nelle case, ha parlato con le persone, ha conosciuto il cuore vero della provincia veneta negli anni in cui il Nordest era ancora un destino da avverare. E ad un certo punto, superati i cinquant'anni, all'inizio degli anni settanta, il medico condotto, di Dolo prima e di Noventa Padovana poi, è diventato pubblicamente scrittore: molto appartato, molto rigoroso, assolutamente impopolare, ma amato da una piccola élite che comprende però personaggi come Geno Pampaloni, Luigi Compagnone, Antonio Tabucchi, Enrico Filippini, insomma un bel po' di intellettuali di rango. Ed il Veneto? Beh, il Veneto come scrittore lo ha ignorato, ed allora è quasi una sorpresa, che ad un anno della morte ora arrivi una manifestazione intera dedicata a lui, ed a quello che ha scritto. Ad ospitarla, e non poteva essere altrimenti, è la Riviera del Brenta, con una manifestazione che si intitola «L'isola delle meraviglie» e che prevede 12 spettacoli ambientati nell'Isola bassa, anche per riqualificare uno spazio storicamente fondamentale per la Riviera e ovviamente Dolo. Il programma, che prende il via stasera, è letteralmente scandito dalla lettura di uno dei libri di Luigi Monteleone, l'ultimo, La pena e l'oblio, edito dalla Feltrinelli nel 1989, ed ormai introvabile. Scriveva Antonio Tabucchi che i racconti di Monteleone rappresentavano «l'universo bieco, risibile, tragico di una provincia italiana concreta e realistica come un dipinto di Brueghel e nello stesso tempo cosi astratta da sembrare un luogo dell'anima». Ed allora, certo, le letture dei racconti che offriranno in serate diverse Roberto Citran (che oggi inizia all'ex Macello alle 21.15). Pierangela Allegro e Michele Sambin, Giuliana Musso e Massimo Somaglino, non sono certo elegie sul Veneto di Riviera, anzi il tono è a tratti grottesco e non privo di crudeltà, ma questo non vuol dire affatto che non ci sia, da parte di Monteleone, uno sguardo d'affetto verso il mondo che lo circonda. La vera forza dell'opera di Luigi Monteleone è una lingua di grande suggestione, assolutamente non lineare, anzi ridondante, invadente, ma mai gratuita. I suoi libri sono caotici, ricchi di digressioni narrative e sintattiche, le frasi cominciano ma non si sa dove vanno a finire, ma il filo c'è sempre, e rimane esempio straordinario di una narrativa diversa, assolutamente contemporanea nel suo rifarsi a modelli antichi. Ed allora anche l'accoppiare le letture da La pena e l'oblio a rappresentazioni teatrali del Teatro delle Albe o del Tam, alla danza di Arearea o alle musiche balcaniche di East Rodeo non appare più accostamento gratuito, ma omaggio ad un intellettuale originale ed integro.

Nicolò Menniti-Ippolito