Muore alpinista colpito da un fulmine

È stato colpito da un fulmine appena giunto alla fine della via che porta sulla cima di Torre Emmele, satellite del Monte Cornetto nel Comune di Valli del Pasubio in provincia di Vicenza. Un fulmine che lo ha sbalzato dalla parete, facendolo precipitare nel vuoto. È morto cosi, ieri pomeriggio, Lorenzo Massarotto, nato a Santa Giustina in Colle nel 1950 e residente a Villa del Conte, alpinista di fama e grande conoscitore delle Dolomiti, un esperto della montagna che aveva trascorso gran parte della sua vita in parete, vittima di un incidente rarissimo e del tutto imprevedibile.
È stata una fatalità: lo hanno ammesso soccorritori e alpinisti presenti ieri a Campogrosso, sotto il monte Cornetto. Sono le 17.30 di ieri quando la prima richiesta di aiuto, partita dai due compagni con i quali Massarotto sta affrontando la scalata, raggiunge il soccorso alpino che attiva e coordina, sotto la guida di Daniele Nicolini, tutti gli aiuti. Alle 18:00 arriva vicino al posto della tragedia una jeep del Soccorso alpino della stazione di Recoaro-Valdagno e, da Schio, un elicottero, mentre una squadra di soccorritori riesce a raggiungere il corpo esanime di Massarotto. Questi ultimi si mettono in contatto con i due alpinisti rimasti sulla cima, stabilendo cosi un canale di comunicazione fisso con la base del monte. Le condizioni del tempo non sono buone e subito ci si rende conto della complessità delle operazioni: un primo tentativo da parte dell'elicottero di recuperare il corpo di Massarotto viene vanificato da forti raffiche di vento. Al secondo tentativo, mezz'ora più tardi, l'elicottero riesce ad agganciare la barella sulla quale era stato adagiato il defunto, riportandolo alla base di Torre Emmele. Ma su quel corpo ormai senza vita non ci sono documenti o altri effetti personali: sono i due compagni a informare i soccorritori dell'identità della vittima, lasciando tutti esterrefatti. «Ma si tratta proprio di quel Massarotto?», si interpellano fra di loro attoniti i soccorritori alla base. A confermare l'identità del morto è, fra le lacrime, la moglie di questi, raggiunta telefonicamente grazie a un numero di cellulare comunicato dai compagni di Massarotto. La dinamica della tragedia viene ricostruita grazie alla testimonianza dei due amici che avevano intrapreso la salita assieme a Massarotto: sembra che l'alpinista fosse giunto alla fine della via che portava sulla cima di Torre Emmele, e che si fosse quindi slegato dalla cordata. In quel momento un fulmine, cadendogli vicinissimo, lo ha sbalzato fuori dalla parete e lo ha fatto precipitare per più di centocinquanta metri. «Una sfortuna maledetta - dice con rabbia Alessandro Pozza, uno dei soccorritori presenti - Se fosse rimasto legato alla cordata forse il peggio non sarebbe avvenuto. Il fulmine sembra non averlo colpito direttamente, e quindi la causa della morte è da imputare solo alla caduta».