«I volti sono dentro la mia mano»

Nel vasto ma ripetitivo panorama dei graffiti e dei disegni murali che si può apprezzare muovendosi in città risaltano, per la superiorità tecnica che li contraddistingue, i visi allungati di 'Kenny Random", nome d'arte scelto dal 33enne Andrea Coppo, ispirato dalla marca di un maglione e senza particolari significati: semplicemente un bel suono americaneggiante. Questi lunghi faccioni, che ricordano le enormi sculture dell'Isola di Pasqua, esulano dal semplice contesto del muro imbrattato, e fanno pensare più ad un artista in cerca del materiale migliore su cui operare che ad un ragazzo desideroso di demarcazioni territoriali abusive.
Ne abbiamo parlato con l'artista, Coppo-Random la cui firma compare anche in riviste e che ha recentemente allestito una mostra personale al 'Donna Irene". «Ho cominciato per gioco, come tutti, a 15 anni, e disegnavo margherite e altre semplici figure». Poi, con il tempo e la maturità, il passaggio a questi volti caratterizzati da due importanti qualità distintive: vengono realizzati quasi sempre con un unico segno continuo e non rispondono al carattere di ripetitività tipico dei graffiti, essendo i personaggi disegnati diversi per sesso, posizione, espressione. «Ci sono dei motivi precisi che mi hanno spinto a disegnare figure di questo tipo, ma preferisco non parlarne» spiega il disegnatore, magro e vagamente somigliante alle sue creature. «In ogni caso mi sono reso conto che è questo il modo migliore per liberare la mia istintiva espressività, queste figure sono dentro la mia mano e quando impugno una penna mi escono senza che debba pensarci». Un'azione primordiale, dunque, liberatoria per il disegnatore, il quale basa la propria operatività sull'impulso, in una duplice forma: impulso a disegnare per l'autore e al tempo stesso impulsi ottici per chi si trova ad osservare questi strani personaggi dall'espressione sconsolata. (mi.gri.)