Nuove sperimentazioni di Gianmaria Potenza


Le due scarpe di «Ginger e Fred» (foto) piroettano in Riva degli Schiavoni, mentre San Giorgio in un gioco di rimandi si riflette sulla superficie liscia del bronzo; il fiore è allusivo della sintonia con cui i due ballerini si esibivano nei loro volteggi. Con quest'opera palazzo Cornoldi, sede del Presidio Militare, apre le sue porte (fino al 7 novembre) per festeggiare i cinquant'anni di attività di Gianmaria Potenza attraverso una selezione di lavori rappresentativi della sua creatività, passata attraverso numerose partecipazioni veneziane alle mostre della Bevilacqua La Masa, attraverso la Biennale, Aperto Vetro, ma ancora in Belgio, Turchia, Hong Kong, fino alla Biennale di Sharija negli Emirati Arabi. Una quarantina le opere selezionate da Giorgio Segato e Giancarlo Zaramella, esposte nel cortile interno che diventa una sorta di hortus conclusus dove l'estro dell'artista veneziano dialoga con lo spazio che lo ospita. Al centro, a cielo aperto, dominano i bronzi, tutti pezzi unici eseguiti in fusione a cera persa, a rappresentare l'ultima ricerca di Potenza, movibili, collocati su un piedistallo girevole per dar modo al visitatore di interagire con l'opera stessa; «Madre e figlia» (1997) una sfera grande, con una tettarella che ne rende leggibile l'allusione, ed una sfera più piccola che la affianca; l'«Ascensione» anch'essa del 1997, composto di tre pezzi affiancati, modelletto di quella eseguita per la hall della nave da crociera Princess dove le tre piramidi consentivano di camminarci attraverso, e poi un «Mondo in croce», girevole come il grande «Seme», entrambi del 2001, fino all'ultima «Torre» del 2005, alta tre metri e pensata come fontana per una piazza al cui interno dovrà scorrere scenograficamente una cascata d'acqua. «Del resto io non sono per il quadretto, io mi realizzo nelle arti applicate, nelle grandi commissioni», confessa Gianmaria Potenza. «Prima vedo il posto, poi realizzo i bozzetti in studio, e successivamente li sviluppo in grande». E cosi sono nati molti suoi lavori eseguiti su commissione. Tra questi, esposto nel portico, il modello realizzato nel 1990 della serie degli «Elaboratori», destinato alla sede centrale della Banca Antonveneta di Padova. Concepiti a parete come fossero quadri, realizzati con tasselli geometrici irregolari in legno nero, spruzzati d'argento o colorati, vanno bel oltre la bidimensionalità del muro, per entrare nello spazio come sculture appese. Invece per la serie dei mosaici, nati dalla collaborazione con Orsoni, è esposta la «Nascita del sole» del 1994, dove la sperimentazione del maestro ha stravolto l'uso delle consuete tessere quadrate, che qui vengono invece tagliate a fette e lavorate in costa. Un viaggio a ritroso che si conclude con due lavori degli anni '50; un «Toro» in rame sbalzato a bassorilievo, e una tavola dipinta, raffigurante la Crocifissione in un a plat degno del cloissonisme che rimanda alle vetrate dipinte di Roualt. Maestro, artigiano, pittore, scultore, discendente dell'Arts & Crafts Mouvement vittoriano, Gianmaria Potenza ha saputo arricchirlo di quegli influssi bizantini filtrati dalla sua venezianità, modernizzandolo con gli ultimi echi rielaborati al computer.

Michela Luce