Amoyal e il violino-demone


VENEZIA.Nelle mani il Kochanski Stradivario, costruito nel 1717, uno dei migliori del mondo. L'uomo del violino ne fa un tutt'uno, simbiosi di carne, pensiero e strumento, fra angelico e demoniaco. «Per forza - dice Pierre Amoyal - il violino è lo strumento degli angeli e dei demoni». E' lui l'uomo del violino, uno dei più grandi interpreti e virtuosisti nel mondo della musica: oggi, ore 21, nella Villa Comunale di Portogruaro, Pierre Amoyal sarà il violino solista ed il direttore della Camerata di Losanna, per l'esecuzione di musiche di Bach e Tchaikovsky. Nelle sue mani, l'incanto e la perfezione, e poi la follia di una passione: il «Milanollo», uno Stradivario del 1728, che fu il violino di Niccolò Paganini, e soprattutto lo Stradivario che lo Zar Nicola II donò al violinista Pavel Kochanski, perchè lo salvasse dalla rabbia dei rivoluzionari che assaltavano il Palazzo d'Inverno. Kochanski cercò di fuggire dalla Russia in fiamme, nascosto in un carro ferroviario per il trasporto del bestiame assieme al suo miglior amico, Artur Rubinstein. Quando i rivoluzionari fermarono il treno, il violista polacco salvò la propria vita e quella di Rubinstein, suonando le melodie della rivoluzione. Pierre Amoyal, sette decenni dopo, lo acquistò, realizzando il sogno impossibile. «Vede - racconta - io credo che accanto ad ogni violino ci sia un demone. Penso che un violinista come Paganini, o un grande compositore come Tartini, avessero una relazione particolare con il demoniaco». Ovvero una forza soprannaturale più vicina al daimon greco che al diavolo dell'occidente cristiano. Perchè proprio i violini? «Perchè sono nati perfetti - risponde Amoyal - e costituiscono una delle più incredibili eccezioni del mondo. Tutti gli strumenti, anche quelli più eccellenti, sono stati migliorati e perfezionati nel tempo. Invece, il violino è da secoli uguale a se stesso e non è stato possibile migliorarlo. In questo c'è qualcosa di magico». Forza che consente al musicista d'essere il tramite di una capacità passionale: «i musicisti - insiste - hanno il potere di trasformare il suono in una comunicazione che non so se sia magica, ma certamente è più aperta ed ha maggiori possibilità rispetto ad altre arti, a cominciare dalla poesia e dalla letteratura, che alla fine sono limitate dal loro stesso strumento, la parola». Genio e dannazione, fra le magie del legno di risonanza e l'archetto.
Ma un giorno, il sogno di Amoyal si spezza e l'armonia si frantuma. Una ventina d'anni fa, a Saluzzo, a pochi chilometri da Torino, il violinista lasciò la Porsche parcheggiata per pochi minuti, di fronte all'ingresso di un hotel, poco prima di partire per l'aeroporto, destinazione Stati Uniti. Nell'auto, anche il Kochanski Stradivario. Qualcuno lo rubò, con ogni probabilità qualcuno che era consapevole del valore impossibile di quello strumento. «Amo molto le belle automobili e quel giorno sbagliai - racconta Amoyal. Pensai che quell'auto chiusa, davanti all'hotel, fosse il posto migliore per lasciare lo Stradivari pochi secondi».
Invece, iniziò l'incubo, perchè a causa di quel furto, il genio dell'uomo violino fu menomato. Iniziò una caccia intricata che durò quasi cinque anni. L'autore del furto era un malavitoso, coinvolto in giri di droga, che venne assassinato in circostanze poco chiare, un paio di mesi più tardi. Prima, però, era riuscito a vendere il violino.
«Fu un momento drammatico per la mia vita - racconta Amoyal - indagai per quasi cinque anni, continuando a ripetermi che non era possibile che un violino del genere venisse distrutto in Italia, patria dell'arte, perchè sarebbe stato come distruggere un'opera di Michelangelo o di Da Vinci. Credo che ritrovarlo sarebbe stato molto più difficile in Germania o negli Stati Uniti. Invece, in Italia riuscii a trovare informazioni, aiutato anche dai carabinieri». Alle ricerche collaborò anche un avvocato romano, noto per la sua abilità nel negoziare casi difficili che coinvolgevano malavitosi e rapitori. Le indagini condussero, infatti, ad un commerciante di cose antiche, a Roma. Perchè era impossibile riuscire a vendere un violino cosi celebre e conosciuto, se non ad una persona che lo sapesse realmente valutare ed apprezzare; cosi, l'unico potenziale acquirente risultò essere lo stesso Pierre Amoyal. «Dopo una trattativa estenuante - conclude Amoyal - il Kochanski tornò tra le mie mani, ed oggi divido la passione tra lui ed il Milanollo, lo Stradivario del 1728 che fu di Paganini». Una passione non priva di tensioni. «Non ho mai scelto fra i due - dice il violinista - perchè sono entrambi straordinari, ma per diverse ragioni. Fra loro c'è un conflitto e conviverci è complicato: è come avere, in una sola vita e nello stesso momento, due donne esigenti e bellissime».

Aldo Trivellato