«Stringeva la mano con grande affetto»

PADOVA.Sono passati più di vent'anni, ma il ricordo è ancora vivo. Il 12 settembre 1982, Giovanni Paolo II visitava la città del Santo. Ieri, mentre il pontefice si spegneva lentamente in una stanza a Città del Vaticano, molti padovani sono tornati con la memoria a quei giorni. L'abate del convento benedettino di Santa Giustina, Innocenzo Agostino Negrato, aveva accolto il pontefice al termine di un lungo giro in città. La chiesa, dedicata alla martire di cui ricorrono i diciassette secoli di anniversario, era stata preparata per l'occasione spostando il crocifisso attualmente in fondo alla basilica sul portone principale. Quando il Papa arrivò in Prato della Valle erano le otto di sera di una bella giornata estiva e i benedettini erano trepidanti per l'attesa. Ma il pontefice, ora come allora, era stanco. Affaticato dalle numerosissime visite, dagli incontri con le autorità, dai tanti discorsi.
«E' entrato in basilica, si è vestito per la celebrazione», racconta un monaco che ha preso i voti nel lontano '46 come l'abate Negrato, «fu una celebrazione composta, importante tanto per i fedeli quanto a livello ecclesiastico. In Prato della Valle e in chiesa c'era una folla immensa, del tutto eccezionale. Il papa doveva fare il giro per la piazza, ma alla fine rinunciò perché troppo stanco. Aveva già visitato il Santo, il Duomo e salutato i giovani che lo aspettavano allo stadio Appiani. Come sempre era entusiasta, voleva parlare con tutti».
Fu un avvenimento per il monastero dedicato a Giustina, santa ricordata di recente dal vescovo Antonio Mattiazzo, durante la sua omelia pasquale. Tutto preparato minuziosamente dall'abate Negrato, che vive nel convento benedettino da quando aveva 13 anni (adesso ne ha 71). Nei chiostri monumentali, affrescati nel Cinquecento da Del Santo, la memoria non è sbiadita. Nonostante i ventidue anni trascorsi, c'è sempre un particolare impresso nella memoria di chi ha vissuto quell'evento.
Anche tra altri religiosi della città del Santo. Il parroco del Sacro Cuore, per esempio, ricorda la calorosa stretta di mano del papa polacco. «Quando lo faceva, non era un gesto meccanico dovuto all'abitudine», spiega don Vittorio Gobbin, «ma una stretta cordiale, che comunicava fisicamente la sua fede. Il Papa, con i preti e i fedeli, tenne un bellissimo discorso sulla comunione ecclesiale». Don Crisanto Quagli, invece, ricorda quel 12 settembre 1982 perché era in chiesa a concelebrare.
«Era una bella giornata», racconta il parroco della Santissima Trinità, «una splendida domenica di sole. E il pontefice ebbe l'accoglienza festosa di sempre».
Ieri, invece, don Quagli era in attesa di notizie sulla salute del pontefice, aspettando nell'ordinarietà dei riti della vita cattolica. Il parroco del Carmine, che ieri ha ospitato nella sua chiesa una preghiera per Giovanni Paolo II, quel settembre dell'82 accolse il Santo Padre in piazza Cavour, lo accompagnò alla Madonna dei Noli e all'Opera della provvidenza assieme al vescovo di allora, monsignor Filippo Franceschi, nominato a gennaio di quell'anno.
Dopo la visita dell'Università, il pontefice si ricongiunse agli altri sacerdoti per recarsi verso la basilica di Santa Giustina. La memoria è ancora fresca, nonostante il tempo che passa. Soprattutto per i piccoli dettagli che allora sembravano piccolezze. E, anche se questi presti ieri si mostravano scossi e titubanti nell'andare a scovare questi ricordi, probabilmente l'eredità di Giovanni Paolo II rimarrà a lungo nella città del Santo. Come un ricordo di dialogo tra i popoli. (m.b.b.)