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Prima lezione dedicata alla protesta


 Si tornerà a in aula domani in tutte le facoltà dell’Università di Padova, ma le prime ore di lezione saranno dedicate a spiegare agli studenti i motivi di fondo della protesta che sta attraversando in maniera trasversale il mondo accademico. E’ questa l’indicazione emersa, venerdì scorso, in un’animata riunione del Senato accademico che si è protratta fino a sera.
 Dal canto loro i ricercatori, principali soggetti della protesta, ribadiscono che continueranno nell’agitazione e annunciano in novembre una nuova settimana di mobilitazione. L’indicazione che arriva dall’ateneo ai professori le cui lezioni iniziano domani è quella di dedicare le prime ore ad illustrare i motivi dell’agitazione dei ricercatori, così da renderne partecipi anche gli studenti.
 «Fermo restando l’assoluta libertà di ogni professore, il Senato accademico ha voluto dare un segnale di preoccupazione e di attenzione sull’iter parlamentare del disegno di legge Moratti - spiega il prorettore vicario Giuseppe Zaccaria -. Speriamo che le dichiarazioni di apertura del ministro siano seguite dai fatti».
 Il momento è delicato, anche per la responsabilità che grava sui presidi nel garantire un avvio regolare delle lezioni: per questo il Senato accademico ha anche invitato i presidi a considerare non ricevibili le rinunce dei ricercatori che non siano formalizzate.
 La gestione delle prossime iniziative di protesta è stata poi rinviata alle singole facoltà, che agiranno in modo da evitare il maggior numero di disagi agli studenti.
 L’indicazione è di cercare di recuperare le lezioni perse nel corso del semestre.”L’invito che possiamo fare agli studenti e alle loro famiglie è quello di confidare nella loro comprensione per i disagi che potrebbero verificarsi, nella loro attenzione ai motivi della protesta e nella loro collaborazione nella difesa dell’università» - sottolinea ancora il prorettore vicario Zaccaria.
 Venerdì scorso inoltre una riunione romana ha impegnato i rappresentanti dei ricercatori di tutto il paese. Ne è uscito fuori un documento in cui è sottolineata l’intenzione di proseguire nella protesta. La richiesta resta quella del ritiro del disegno di legge Moratti: «ribadiamo l’assenza di margini di trattativa e la sordità dell’interlocutore» - affermano i ricercatori.
 Le richieste inoltre si allargano ad una valutazione complessiva della prima applicazione della laurea triennale, e ad una ripresa delle assunzioni per i giovani più meritevoli.
 I prossimi appuntamenti della protesta, oltre al «lunedì di mobilitazione» previsto per domani, sono: lezioni in piazza nelle prossime settimane e una manifestazione regionale il 20 o il 21 ottobre, probabilmente a Padova. Un nuovo momento forte di mobilitazione si annuncia per la settimana dall’8 al 13 novembre: una settimana in cui il mondo universitario si dedicherà interamente a discutere il proprio futuro.
 Possibile un nuovo stop alle lezioni, sostituite da assemblee e incontri istituzionali.
- Claudio Malfitano

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