29 settembre 2004 —
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sezione: Cronaca
Adesso anche a Padova la grande attesa è per la giornata di domani a Roma. Dove Letizia Moratti, o una delegazione da lei incaricata dei capi di gabinetto del suo Ministero, incontrerà una delegazione della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane. Non ci sarà il Magnifico padovano Vincenzo Milanesi, che per una settimana si trova in Perù ospite, con un gruppo di colleghi, di atenei sudamericani. Dal Bo landamento dellincontro nella capitale verrà seguito dal prorettore vicario Giuseppe Zaccaria. Oltre che naturalmente dai 700 ricercatori in forze nel nostro ateneo. Sono loro, i ricercatori universitari, i veri protagonisti del momento.
Il disegno di legge per il riordino dello stato giuridico e del reclutamento dei docenti non piace neanche a molti dei professori. Ma è stato soprattutto il trattamento riservato dal Ddl ai ricercatori (in pratica prospettando per loro lesaurimento del ruolo, e sostituendo le modalità di ingresso nella carriera universitaria con 4 anni precari più eventuali altri 4 di contratto, dopo i quali si prospetta o la possibilità teorica di partecipare a concorsi per diventare docenti associati, qualora ne vengano banditi, o di fatto non resta che la morte accademica) a scatenare le proteste generali. Che a Padova sono sfociate nella clamorosa decisione del Senato del Bo di far slittare di una settimana, dal 4 all11 ottobre, linizio effettivo dellanno accademico con il via alle attività didattiche. Alle quali appunto i ricercatori contribuiscono in cospicua parte (per almeno il 30% e fino a oltre il 40% a seconda delle facoltà), nonostante non siano professori per titolo.
Dunque domani a Roma i rettori chiederanno alla Moratti di bloccare liter parlamentare e di rivedere il suo disegno di riforma. Unipotesi cui però né i ricercatori né i responsabili degli atenei credono troppo. «Non cè da avere molta fiducia», rileva il prorettore Zaccaria, «in un ministro che di continuo in passato ha pubblicamente dichiarato la propria disponibilità al dialogo, smentendola poi nei comportamenti, cioè nelle trattative reali. Temiamo che dalla capitale non giungeranno buone nuove».
Uneventualità rispetto alla quale i ricercatori hanno già dichiarato che, se la Moratti non annuncerà una vera apertura al confronto, con disponibilità a riconsiderare limpianto del Ddl, loro sono pronti a continuare la lotta. Che proseguirà mantenendo il rifiuto a partecipare alle attività didattiche, attraverso incarichi, affidamenti e supplenze per i quali questanno in massa non hanno presentato le domande prima dellavvio dellanno accademico. Il che praticamente comporterebbe, dopo la settimana di rinvio decretata dal Senato, il blocco a tempo indeterminato di una parte importante delle attività didattiche, che i docenti di ruolo non sono in grado di ricoprire da soli.
Ma contro un tale spauracchio ora il Bo scende in campo con decisione. «I ricercatori», chiarisce Zaccaria, «hanno avuto e continuano ad avere la nostra piena solidarietà. E tengo a sottolineare che il Senato accademico nella sua mozione ha ancora una volta sollecitato profonde modifiche al testo del Ddl, facendo presente che una sua eventuale approvazione alle Camere senza consistenti modifiche comporterebbe gravi e negative conseguenze per lintera università italiana. Però il pronunciamento del nostro Senato, approvato allunanimità e quindi anche dai rappresentanti dei ricercatori, ha pure invitato le Facoltà a impegnarsi per assicurare al massimo la regolarità dellerogazione del servizio didattico agli studenti al termine della settimana di sospensione, sollecitando i présidi a provvedere. Insomma come Ateneo intendiamo che l11 settembre lanno accademico parta in piena regola, nel migliore dei modi. Nessuno nega naturalmente ai ricercatori il diritto di continuare la mobilitazione. Ma noi come autorità abbiamo il dovere di garantire lo svolgimento delle funzioni istituzionali universitarie. Se le attività non potessero partire completamente nemmeno l11 ottobre con le forze a pieno regime, i présidi stabiliranno caso per caso il da farsi, assicurando tutte le soluzioni possibili. Certo per gli studenti e le famiglie lincertezza, anche di informazione, avrebbe delle conseguenze pesanti».
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Paolo vigato