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Se Moratti non cambia, lotta dura


 PADOVA. Adesso i ricercatori in lotta, ma anche i professori convolti, aspettano l’esito dell’incontro di giovedì a Roma. Una delegazione della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane, sarà ricevuta o da Letizia Moratti in persona o dai suoi capi di gabinetto. «Il ministro» spiega Luciano Secco, uno dei coordinatori della protesta, «deve comunque dare un segnale chiaro: annunciare la disponibilità a bloccare l’iter e a rivedere il suo disegno di legge per la riforma dello stato giuridico e del reclutamento della docenza».
 «Se la risposta non sarà positiva», prosegue Secco, «noi siamo pronti a proseguire la nostra agitazione. Che, dopo la settimana di rinvio dell’inizio programmato delle attività didattiche, dal 4 all’11 ottobre, come deliberato dal Senato accademico, potrebbe portare a un vero blocco dell’anno accademico, con il rischio che esso non parta affatto. Oppure potrebbe partire con corsi ricoperti, anziché da noi ricercatori, da persone assunte anche all’esterno dell’università con contratti a termine. Ma sarebbe a nostro giudizio una soluzione inaccettabile, di un “tampone” rimediato utilizzando pseudo-esperti che non potrebbero fornire garanzie di qualità sul piano della formazione, e magari si proporrebbero per scopi di lucro o altro. Tanto per fare un esempio legato al mio settore specifico, al mio posto potrebbe essere assunto per un incarico di Mineralogia un collezionista, magari serio nella sua materia ma non preparato per un compito universitario. Vero è che ai prèsidi di facoltà compete il compito istituzionale di far partire i corsi: ma loro impegno, con il Consiglio di facoltà, dev’essere anche quello di assicurare l’idoneità qualitativa della didattica».
 Di certo alla lotta, cioè all’astensione dalle attività formative annualmente conferite tramite affidamenti e supplenze (per i quali dunque quest’anno i ricercatori non hanno presentato le loro domande), aderiscono quasi completamente i circa 700 ricercatori del nostro ateneo. I quali, rappresentando un terzo dei 2.200 dipendenti del Bo che costituiscono il corpo docente complessivo dell’ateneo, svolgono anche un terzo delle attività didattiche, dalle lezioni alle esercitazioni ai laboratori, con punte oltre il 40%.
 Al rinvio di una settimana del via all’anno accademico partecipano tutte le facoltà. Tranne Agraria che però partirà con i suoi corsi lunedì 4 solo perché la didattica era già stata organizzata da tempo e non presentava problemi di copertura: ma già per la settimana seguente i ricercatori di Agraria intendono allinearsi alla protesta dei colleghi delle altre 12 facoltà.
 Uno spiraglio nel «muro» del disegno ministeriale è stato aperto, secondo i non molti fautori della linea morbida, dalla recente modifica apportata al testo dalla Commissione della Camera: che ha portato da 5+5 a 4+4 le annualità dei contratti previsti per i nuovi ingressi in università. «Ma si tratta», conclude Secco, «di mettere sulla strada tante persone due anni prima. Sempre precariato si prospetta, in un paese come l’Italia che non è la Germania».
- Paolo Vigato

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