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Ricercatori in lotta, primi rinvii di corsi


 Giorni decisivi per la protesta dei ricercatori universitari contro il disegno di legge governativo - presentato dal ministro Letizia Moratti - per la riforma dello stato giuridico e del reclutamento dei docenti. Per i ricercatori il Ddl prospetta di fatto la soppressione del ruolo, con messa ad esaurimento di quelli in attività, e per l’ingresso dei nuovi docenti in università contratti a tempo successivamente rinnovabili. In pratica un precariato protratto fino ad oltre 40 anni d’età, accusano i ricercatori, con non-riconoscimento delle funzioni da loro sempre svolte.
 Il lavoro dei ricercatori consiste infatti, oltre naturalmente che nella ricerca, in incarichi d’insegnamento, svolti attraverso affidamenti o supplenze: con carichi didattici le cui percentuali variano, a seconda delle facoltà, dal 25% a oltre il 40% del monte-ore della docenza. E proprio l’astensione dalla copertura degli incarichi d’insegnamento per il nuovo anno accademico 2004-5 è la nuova modalità di lotta scelta dai ricercatori per contestare il disegno di riforma. Una protesta in grado di inceppare, se attuata massicciamente, l’inizio delle lezioni e delle altre attività didattiche, dove i 700 ricercatori in servizio nell’ateneo padovano (un terzo dei circa 2.200 docenti complessivi) sono intensamente impiegati. Preoccupazione per il regolare avvio dell’anno - istituzionalmente fissato per il 1º ottobre, ma di fatto anticipato in molte facoltà con corsi semestrali all’ultima decina di settembre - è già stata ufficialmente espressa dal Senato accademico. Che anche nella sua riunione di ieri al Bo ha confermato le apprensioni. Prendendo atto che in diverse Facoltà - specie Ingegneria, Farmacia e Scienze, ma anche Medicina, Scienze Politiche, Lettere e Filosofia - se il braccio di ferro non si sbloccherà, sarà impossibile cominciare a pieno regime le attività didattiche. In particolare la facoltà di Ingegneria ha già deliberato di rimandare l’inizio delle lezioni dal 27 settembre al successivo lunedì 4 ottobre. Altre facoltà potrebbero prendere analoghe decisioni in questi giorni. Ieri sempre in Senato (riconvocato per venerdì) è stato dato mandato ai prèsidi di verificare le situazioni caso per caso.
 Per giovedì alle 10 al Dipartimento di Geologia è convocata un’assemblea plenaria di ateneo, organizzata dal coordinamento dei ricercatori, cui sono invitati anche i docenti e i membri dei tre organismi di governo del Bo (Senato accademico, Consiglio di amministrazione e Senato degli studenti). L’incontro sarà aperto dal rettore Vincenzo Milanesi. Il quale intanto oggi a Roma prenderà parte alla riunione della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane. Un appuntamento importante, dal quale non è escluso che escano prese di posizione clamorose da parte dei responsabili degli atenei. E’ chiaro che l’attesa è tutta rivolta alla capitale, cioè alle intenzioni del ministro Moratti e del governo: se s’intenda andare avanti in sede parlamentare con il disegno di legge così com’è, o rivederlo, come sollecitano anche molte componenti dei docenti oltre ai ricercatori.
 Il fronte dei professori è tuttavia assai composito, a differenza dai ricercatori che sono compatti nella protesta contro il Ddl. Di cui numerosi docenti (parecchi di loro non svolgono più ricerca attiva e si dedicano in prevalenza all’insegnamento) apprezzano l’abolizione della diversificazione fra il tempo pieno e il definito, con possibilità di incrementare il lavoro extra-universitario.
- Paolo Vigato

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