sabato 20.03.2010 ore 15.04

ARCHIVIO il mattino di Padova dal 2003

Ricercatori in lotta, primi rinvii di corsi

 Giorni decisivi per la protesta dei ricercatori universitari contro il disegno di legge governativo - presentato dal ministro Letizia Moratti - per la riforma dello stato giuridico e del reclutamento dei docenti. Per i ricercatori il Ddl prospetta di fatto la soppressione del ruolo, con messa ad esaurimento di quelli in attività, e per l’ingresso dei nuovi docenti in università contratti a tempo successivamente rinnovabili. In pratica un precariato protratto fino ad oltre 40 anni d’età, accusano i ricercatori, con non-riconoscimento delle funzioni da loro sempre svolte.  Il lavoro dei ricercatori consiste infatti, oltre naturalmente che nella ricerca, in incarichi d’insegnamento, svolti attraverso affidamenti o supplenze: con carichi didattici le cui percentuali variano, a seconda delle facoltà, dal 25% a oltre il 40% del monte-ore della docenza. E proprio l’astensione dalla copertura degli incarichi d’insegnamento per il nuovo anno accademico 2004-5 è la nuova modalità di lotta scelta dai ricercatori per contestare il disegno di riforma. Una protesta in grado di inceppare, se attuata massicciamente, l’inizio delle lezioni e delle altre attività didattiche, dove i 700 ricercatori in servizio nell’ateneo padovano (un terzo dei circa 2.200 docenti complessivi) sono intensamente impiegati. Preoccupazione per il regolare avvio dell’anno - istituzionalmente fissato per il 1º ottobre, ma di fatto anticipato in molte facoltà con corsi semestrali all’ultima decina di settembre - è già stata ufficialmente espressa dal Senato accademico. Che anche nella sua riunione di ieri al Bo ha confermato le apprensioni. Prendendo atto che in diverse Facoltà - specie Ingegneria, Farmacia e Scienze, ma anche Medicina, Scienze Politiche, Lettere e Filosofia - se il braccio di ferro non si sbloccherà, sarà impossibile cominciare a pieno regime le attività didattiche. In particolare la facoltà di Ingegneria ha già deliberato di rimandare l’inizio delle lezioni dal 27 settembre al successivo lunedì 4 ottobre. Altre facoltà potrebbero prendere analoghe decisioni in questi giorni. Ieri sempre in Senato (riconvocato per venerdì) è stato dato mandato ai prèsidi di verificare le situazioni caso per caso.  Per giovedì alle 10 al Dipartimento di Geologia è convocata un’assemblea plenaria di ateneo, organizzata dal coordinamento dei ricercatori, cui sono invitati anche i docenti e i membri dei tre organismi di governo del Bo (Senato accademico, Consiglio di amministrazione e Senato degli studenti). L’incontro sarà aperto dal rettore Vincenzo Milanesi. Il quale intanto oggi a Roma prenderà parte alla riunione della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane. Un appuntamento importante, dal quale non è escluso che escano prese di posizione clamorose da parte dei responsabili degli atenei. E’ chiaro che l’attesa è tutta rivolta alla capitale, cioè alle intenzioni del ministro Moratti e del governo: se s’intenda andare avanti in sede parlamentare con il disegno di legge così com’è, o rivederlo, come sollecitano anche molte componenti dei docenti oltre ai ricercatori.  Il fronte dei professori è tuttavia assai composito, a differenza dai ricercatori che sono compatti nella protesta contro il Ddl. Di cui numerosi docenti (parecchi di loro non svolgono più ricerca attiva e si dedicano in prevalenza all’insegnamento) apprezzano l’abolizione della diversificazione fra il tempo pieno e il definito, con possibilità di incrementare il lavoro extra-universitario. - Paolo Vigato

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