L'autocostruzione assistita per vincere il problema della casa

Il nostro paese sta vivendo un problema drammatico che rischia di diventare sempre più grave con pesanti conseguenze sul fronte sociale. Il problema si chiama emergenza abitativa. Il mercato immobiliare è oggetto di una dinamica incontrollabile dei prezzi e dei canoni di affitto caratterizzato da un'indubbia bolla speculativa che va a colpire i ceti sociali più deboli già in difficoltà per le condizioni economiche precarie e di incertezza lavorativa, favorendo invece i grandi investitori. Le cause vanno ricercate nella crisi economica ma anche in un mercato gestito da poche imprese e società finanziarie ed immobiliari che in passato hanno provveduto all'acquisto di ingenti superfici di terreni poi resi edificabili e che ha loro consentito di dominare il settore. Questo denota un fallimento delle politiche sociali in sistema di libero mercato. Ma di fronte a queste difficoltà non dobbiamo arrenderci.
Da circa un anno sto seguendo, all'inizio con una certa curiosità e poi con un crescente interesse, l'autocostruzione assistita mantenendo i contatti con l'Organizzazione non governativa «Alisei» promotrice del progetto e dei lavori che sono già stati avviati in alcune Regioni italiane (Emilia Romagna, Umbria).
Ho partecipato a Milano ad un convegno che aveva come oggetto «Verso un piano regionale di sostegno all'autocostruzione» in cui erano presenti il prefetto, Bruno Ferrante, il presidente di Aler Milano, di Federcasa Lombardia Luciano Niero il vicepresidente di Banca Etica Mario Cavani, l'assessore alle Politiche per la casa Carlo Lio, il presidente di Alisei l'architetto Ottavio Tozzo e l'architetto Giuseppe Cusatelli. Durante il convegno sono stati illustrati i principi dell'autocostruzione e mostrate le immagini dei cantieri avviati in Italia ad una platea costituita da assessori e sindaci provenienti da varie città.
Il fatto importante è che la Regione Lombardia ha redatto un Piano regionale dove l'obiettivo è la realizzazione di 750 alloggi edificati con l'autocostruzione associata, da portare a termine in circa due anni. Tengo a rilevare questo perché non vorrei che si pensasse all'autocostruzione come a un fatto romantico molto bello, poetico ma non realizzabile. I vantaggi di questa operazione sono molteplici: Richiede il costituirsi di un nucleo operativo di almeno 25 famiglie disposte a costruire un edificio a schiera per 25 unità abitative di circa mq 130 ciascuna, con una spesa complessiva di circa 60.000,00 - 70.000,00 euro dove sono compresi l'acquisto del terreno, la direzione il supporto tecnico, i materiali, il noleggio delle attrezzature. Il costo è giustificato dal fatto che non intervengono imprese e vengono esclusi il costi della mano d'opera e del profitto. Le persone vivono un'esperienza formativa indimenticabile partecipando attivamente e lavorando alla costruzione della propria abitazione vivendola come proiezione di se stessi; è un progetto di forte integrazione sociale e culturale perché è rivolto agli italiani e ai molti stranieri condividendo l'esperienza e lavorando insieme alla realizzazione di un obiettivo comune. Non è un'operazione assistenzialista in quanto le persone, selezionate da un bando, si riuniscono in una cooperativa, acquistano il terreno dal Comune o da privati, sempre però con l'intermediazione pubblica, e si costruiscono la casa sotto costante guida di tecnici abilitati dall'Alisei. Tutto il progetto è finanziato da Banca Etica con mutui a tassi agevolati.
L'autocostruzione assistita non vuole e non può essere la soluzione a tutti i problemi abitativi, proprio per la sua specificità che si rivolge a coloro che sono disposti ed in grado di lavorare dedicando almeno 1000 ore lavorative nel cantiere, lavorando secondo le proprie possibilità anche nel fine settimana e nei giorni festivi. La scelta dei potenziali autocostruttori è una fase di particolare delicatezza; non si tratta di un'azione destinata unicamente a soddisfare un bisogno abitativo, seppur a volte preponderante. La selezione ha una valenza per cosi dire strutturale, perché serve a promuovere e rafforzare la convivenza in contesti di multi culturalità e multi etnicità. E' di fatto, un percorso comune di italiani ed immigrati (rumeni, bulgari, polacchi, nigeriani, indiani ecc.) a grande valore aggiunto sul piano dell'inserimento sociale. I potenziali autocostruttori dovrebbero essere, oltre che soggetti in condizione di provato disagio abitativo, persone di differente appartenenza etnica, comunque in grado di far fronte al costo di un mutuo ipotecario, nonché di prestare la loro opera manuale per la costruzione della propria abitazione.
Nell'autocostruzione vedo una possibile risposta anche al problema delle giovani coppie, che non possono permettersi l'acquisto di una casa o di pagare un affitto troppo caro. Senza una casa viene a mancare una condizione essenziale per il costituirsi di nuovi nuclei familiari, fattore di identificazione e di appartenenza sociale. Il progetto di autocostruzione assistita dà ai giovani e agli immigrati un forte stimolo progettuale che si accompagna evidentemente anche a una più forte volontà di integrazione sociale e culturale.
Michele Milanettoconsigliere del Consiglio di quartiere numero 6 per i Democratici di sinistra Padova