Messaggio di pace al rifugio Locatelli

AURONZO. Nel cuore delle Dolomiti, dove svettano le Tre Cime di Lavaredo, il Cai di Padova ha piantato la sua «bandiera pacifista» e da otto anni celebra al rifugio Locatelli la figura di Sepp Innerkofler, ucciso il 4 luglio 1915 dal soldato De Luca, spedito dal generale Cadorna a combattere al fronte per bloccare l'avanzata austriaca. In questa terra di frontiera, l'epopea della Grande Guerra rivive solo sulle trincee scavate sul Paterno e nelle foto appese alle pareti: il ritratto di Innerkofler è immortalato in una sequenza d'immagini che raccontano la tragedia di un uomo che ha scelto di morire per salvare il figlio.
La sua casa, distrutta dalle cannonate dell'artiglieria italiana, nel 1915, è diventata il rifugio alpino Locatelli gestito dal Cai di Padova, con 40 posti letto. Per far largo agli alpinisti e ad una sterminata comitiva di giapponesi in arrivo da Cortina, s'è dovuta scomodare una ruspa, che ha scavato una strada con due metri di neve fresca ai lati. Con il sole il ghiaccio si scioglie e l'acqua scende a valle seguendo due percorsi idrogeografici opposti: sul versante di destra, dove s'intravvede Misurina col suo lago smeraldo, i torrenti incanalano verso la Rienza e poi l'Isarco, l'Adige e finiscono nell'Adriatico. Sul versante di destra, che guarda Sesto di Pusteria e Dobbiaco e la Val Fiscalina, l'acqua scende verso la Drava e poi la Voidovina e giù fino ad entrare nel Danubio che sfocia nel mar Nero.
Alle 11 padre Mario Ciman, ex docente di Chimica alla facoltà di Medicina, figura storica dell'Antonianum, celebra la messa. Il coro del Cai intona «Stelutis alpinis» e il gonfalone del Comune di Padova svetta a fianco dell'altare. Il sindaco Flavio Zanonato ha accolto l'invito del presidente del Cai Armando Ragana e s'è messo lo zaino in spalla e le pedule ai piedi. Con lui l'assessore Marco Carrai, il comandante dei Vigili urbani Lucio Terrin e tre guardie municipali, che si presentano con uniformi perfette, dopo una scarpinata di un'ora a quota 2000 metri.
Padre Ciman va subito al sodo: «Da queste montagne segnate dalla tragedia della guerra noi invochiamo un messaggio di pace. Basta sopraffazioni».
Parla Armando Ragana e ricorda il cippo inaugurato il 21 settembre 1997 proprio da Zanonato: «Sepp Innerkofler era una guida alpina, qui aveva la sua casa, ed è stato massacrato dalla nostra artiglieria: oggi ricordiamo un eroe autentico. Il Cai è una scuola di tolleranza e di pace, il conflitto politico tra l'Italia e l'Austria non c'è più. Il dialogo deve continuare». E' emozionato Ragana, quando chiama vicino a sé i nipoti dell'«eroe» austriaco che sono saliti a piedi dal versante di Sesto Dobbiaco. Sono commossi e raccontano di una stagione che non c'è più. Le Dolomiti sono assediate dal turismo sfrenato, solo il Parco naturale ha salvato un patrimonio universale. «La gente - racconta la signora Innerkofler - scappa dai piccoli paesi, si rifugia nelle grandi città. Quand'ero bimba si coltivavano il grano saraceno, la canapa, il lino e il papavero fino a 1500 metri. In vent'anni è cambiato tutto. Oggi ci sono solo boschi e si sono diffusi virus che flagellano persino i camosci colpiti dalla rogna alla pelle, che porta alla cecità e li fa morire d'inedia, perché non possono più riconoscere il cibo con cui nutrirsi».
Il microfono va al sindaco di Dobbiaco e poi a Zanonato che dice: «Tra tutte le cerimonie a cui partecipa il Comune, questa è certamente la più suggestiva. Perché ricorda una storia vera di sofferenza e passione. In questo rifugio, che separava l'Italia dall'Austria, c'è anche la statua della Madonna di Loreto che protegge gli aviatori. Il presidente del Cai ha voluto un busto per ricordare Innerkofler e noi lo abbiamo eretto a testimonianza dell'assurdità delle guerre, che massacrano la gente indifesa». (a.sal.)