Olimpiadi, un inno alla Joey

E' nuoto sincronizzato, e va be'. Ma se non bastano neanche due medaglie europee per farsi considerare, cosa mai bisognerà inventarsi? Niente. Continuare cosi e fregarsene. O meglio sorridere e tenersi ben tappato il naso. Proprio come fa Joey Paccagnella, una in cui tutto a cominciare dal nome (si pronuncia «giòi», era il soprannome dello zio) sembra davvero un inno alla gioia. Ventitrè anni, eppure già veterana della Nazionale, è appena tornata da Madrid con appesi al collo l'argento e il bronzo a squadre dell'Europeo, e già pensa a quel che verrà. Agosto, Atene, le sue prime Olimpiadi.
«Sono arrivata dove volevo arrivare. E' da Sydney che ci pensavo...», sorride la reginetta del Plebiscito, nata a Dolo solo perchè mamma Loretta aveva deciso di partorire li, ma padovana al cento per cento. «Abito a Mortise, a Padova ci sto benissimo. Quando smetterò mi piacerebbe restare. Se non proprio nel sincro, nell'ambito del nuoto».
Ecco, appunto: quando smetterà? Perchè Joey aveva dieci anni quando si è tuffata nel vasca del sincro, e da li non è più uscita. «Facevo nuoto. Un giorno venne la Marcellan a chiedermi di fare un provino. M'è piaciuto, vedevo loro (e indica Viviana Idri, quasi una sorella maggiore), le grandi, e ho cominciato». Prima maglia azzurra nel '96 da juniores, poi la Nazionale maggiore con cui da settembre è in pratica in collegiale perpetuo. «Ci sono le Olimpiadi da preparare, e bisogna amalgamare ragazze che arrivano da diverse società. Io vivo in albergo, faccio 10 ore di allenamento al giorno. Siamo libere la domenica, a volte anche il sabato pomeriggio. Soldi? E' chiaro che la federazione dà borse di studio, o i premi in base alle prestazioni, ma è chiaro che non potrei viverne».
Per le medaglie europee non c'è un «quanto». «Non ce l'hanno ancora comunicato...». Ma con la federazione, volendo, la Paccagnella potrebbe mettere su molto più di un contenzioso economico. Specie da quando il ct (romano) Laura De Renzis ha deciso di sostituirla nel duo azzurro con la (romana) Beatrice Spaziani. Alla faccia dei risultati ottenuti invece da Joey in coppia con Lorena Zaffalon, con cui ai Mondiali di Fukuoka ha centrato il 7º posto, miglior risultato azzurro di tutti i tempi. Scelta tecnico-geografica o che? «Il ct le spiegazioni me le ha date. Che poi uno le possa ritenere corrette, è un altro discorso. Se mi chiedessero di andare a Roma ci andrei. Con Lorena abbiamo un bellissimo rapporto: finito l'Europeo mi sono fermata in vacanza con lei a Madrid. Mi devo ancora ripigliare...», assicura la Paccagnella da dietro le sue lentiggini, senza cambiare umore neanche un po'. Le polemiche non la interessano. «Non ha senso creare casini. E poi comunque devo restare nell'ambiente, non è il caso che mi faccia terra bruciata attorno».
Non sia mai. Tantopiù a tre mesi dai Giochi. Un appuntamento talmente atteso che la Paccagnella ha già deciso di inciderselo sulla pelle. Tatuandosi, dopo la farfalla che tiene nella schiena bassa, anche i cinque cerchi al polso.
Se non una star, Joey al Plebiscito è di sicuro un punto di riferimento. Di più: è un motivo d'orgoglio per la società di Lino Barbiero, che le strizza l'occhio durante l'intervista, e per tutto lo staff tecnico. «Se sono arrivata qui è soprattutto grazie a Cristina Silvestri che ha creduto in me, e all'Alessandra, la mia prima allenatrice. Io all'inizio ero un disastro di atleta...», ricorda la padovanina del sincro, a cui l'acqua del Plebiscito ha in verità fatto trovare più di una passione. E cioè l'Enrico Molena pallanuotista del Baxi Bozzola che si allena praticamente nella stessa vasca. E pazienza se fra l'eterno ritiro della Nazionale, la facoltà di Scienze motorie a Verona («Quest'anno ho dato solo un esame»), e il campionato di pallanuoto di serie A/2, non è che il tempo si sprechi. «Stiamo assieme da cinque anni - se la ride Joey - Spendiamo milioni al telefono...».
(ha collaborato Viviana Idri)