Decreto salva-calcio, governo spaccato

MILANO. «La vicenda delle squadre di calcio rischia di produrre conseguenze pesanti all'interno del governo». Lo ha affermato ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, precisando che «se la questione arriverà in consiglio dei ministri» lui porterà la ferma «opposizione della Lega Nord» a un provvedimento che il ministro ha definito come «un regalo alle squadre di calcio». A proposito dei dissesti di tante società calcistiche, Maroni ha aggiunto: «Io credo che ci siano anche delle responsabilità penali e mi auguro che le procure, che sono sempre cosi pronte ad attivarsi per cose anche meno gravi, si attivino: la giustizia deve essere uguale per tutti». La presa di posizione di Maroni viene il giorno appresso che il premier Silvio Berlusconi ha affermato che «è impossibile non intervenire» con un decreto ad hoc per il settore calcio.
«Se è aiuto di Stato, credo che ci saranno dei problemi di Comunità europea. Se sia giusto o meno non sarebbe da chiedere a me. Io ho fatto una battaglia perchè tutti paghino l'Irpef. Questa è un'arlecchinata secondo me» dice il presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara, che ha contribuito a dare il via con un suo esposto all'inchiesta che ha scosso il mondo del calcio professionistico.
Di opposto parere, come prevedibile, il presidente della Lega calcio Adriano Galliani. «Mi sembra di capire che, se ci sarà il decreto, sarà per tutte le aziende italiane che credo potranno rateizzare i debiti». Galliani, intervenuto alla trasmissione Quelli che il calcio, ha ribadito che il calcio negli anni è stato «creditore nei confronti dello Stato» e si è detto favorevole a un eventuale intervento dello Stato perché «se una società ha dei crediti, è giusto che speri che il debitore continui a lavorare. E il decreto sarebbe quindi vantaggioso per lo Stato che ha due scelte: o far fallire o sperare che il debitore resista e che sia in grado di pagare. Io - ha aggiunto - sono per la seconda soluzione». Come aveva già detto il presidente della Figc Carraro, anche Galliani ha spiegato che «attualmente il 60% delle squadre italiane non potrebbero iscriversi al prossimo campionato» e si è detto poi contrario a una serie A «con Milan, Juve e Inter e 17 squadre medio-piccole. Il calcio - ha proseguito - ha bisogno di due grandi squadre come la Roma e la Lazio, perchè l' Olimpico è uno stadio magico e tutte le volte che sono stato a Roma ho visto un pubblico fantastico. Mi sembra incredibile, però, che sia io il difensore delle squadre romane».
Dinanzi alle parole di Galliani s'è levato ieri un coro di protesta dei più compositi. «I nostri soldi sudati per i vostri debiti... spalmati!! Vergogna» è il testo su tre striscioni esposti dalla tifoseria del Brescia allo stadio Dall'Ara per la partita con il Bologna. Secondo Giorgio La Malfa, presidente della Commissione finanze alla Camera, eletto nelle liste di Forza Italia, «un eventuale decreto salva-calcio è essenzialmente un decreto salva-Capitalia, perché la banca che ha tenuto in questi anni i conti della Lazio, della Roma, del Parma e di non so quante altre squadre di calcio, e con interessi molto complicati al limite dell'oscurità, personale e familiare, si chiama Capitalia». Anna Paola Concia, responsabile Nazionale Sport dei Ds e Giovanni Lolli, deputato Ds della Commissione Cultura e Sport della Camera affermano che «l'arroganza di Galliani è senza limiti. Il presidente della Lega calcio, come era scontato, ha difeso a spada tratta il provvedimento che il 'suo" presidente si appresterebbe ad emanare per salvare per l'ennesima volta il calcio professionistico con le ennesime agevolazioni di Stato». Sulla stessa linea il pensiero del sindaco di Firenze, Leonardo Domenici. «Sento parlare del lodo-Petrucci, sento dire che per salvare il calcio e certe società si faranno decreti per spalmare i debiti nei confronti dell'erario, dell'Irpef - ha detto Domenici - ebbene, come tifoso viola, come cittadino italiano, come sindaco e come presidente dell'Anci sono indignato e non starò con le mani in mano».