Giornalista e gentiluomo


VENEZIA.Ettore Della Giovanna si considerava un uomo fortunato. «Mi pagano per fare quello che mi piace» diceva, e poichè non considerò mai il successo un reato, accolse senza infingimenti la fortuna che lo accompagnò per 91 anni senza interruzioni, inclusa l'altra notte, quando il giornalista se n'è andato nel sonno, nella sua casa alla Giudecca, senza disturbare nessuno, perchè se c'era una cosa che non sopportava era dar seccature e, naturalmente, riceverle.
Gran signore, gran penna, gran osservatore del mondo, Ettore Della Giovanna amava il bello, il giusto ma non necessariamente il buono perchè riteneva che più della bontà, di natura sempre un po' incerta, era l'attenzione la forma più alta della generosità.
Aveva una curiosità da segugio che lo portò in giro per il mondo a fare quello che più gli piaceva: scrivere. Scriveva sempre a penna, con una calligrafia minuta che sembrava un merletto. Iniziò pubblicando novelle su «Le Grandi firme», poi passò come collaboratore fisso alla Mondadori con un compenso di cinquanta lire a settimana. Due anni dopo era direttore generale della sezione periodici ma non durò a lungo perchè Arnoldo Mondadori lo volle in casa editrice come direttore segretario generale.
Ma Ettore Della Giovanna era fatto per viaggiare e fu corrispondente di guerra nonchè il primo giornalista italiano, a guerra finita, a ottenere un visto per gli Stati Uniti dove rimase nove anni come corrispondente del «Giornale d'Italia» da New York e da Washington. Si diverti un mucchio.
Ritornato in Italia lavorò per il «Tempo» come inviato speciale, poi passò alla «Nazione» e diresse, con il suo sguardo fulminante e le sue mani da pianista, centinaia di dibattiti e tavole rotonde. Non si fermò mai, nemmeno negli ultimi, lunghi anni veneziani quando diresse il «Ciga Magazine» e il «Giornale della Camera di Commercio» e pubblicò i cammei delle «Passeggiate confidenziali» e degli «Scherzi della memoria».
Ettore Della Giovanna aveva occhi profondi di chi guarda contemporaneamente al di dentro e al di fuori delle cose e delle persone. Ci metteva un secondo a capire da che parte stare e chi ammettere a sedere nella poltrona azzurra di fronte alla sua, dove lasciava volare le mani tra i suoi ricordi e il futuro altrui.
Con gli anni, il suo volto era diventata una mirabile cartina di tutti i territori in cui aveva vissuto. Una parte la dedicò alle donne. Ettore Della Giovanna le amava molto e difatti ne aveva sposata una di meravigliosa, Eva, dagli occhi blu come laghi e dalle origini ungheresi. Aveva anche numerose figlie, «adottate» per empatia e per la loro grazia: Cecilia e Margherita Dolcetti Pasotto, Carla Ferraris, l'infaticabile collaboratrice Betti Bertoncello, Francesca De Pol. Aveva pochi amici e tutti preziosi: Giulio Malgara, Natale Rusconi, Filippo Lo Torto, Giancarlo Ligabue. Prima di andarsene è riuscito a salutarli tutti, per non disturbarli dopo perchè non avrebbe sopportato il peso di essere uno scocciatore dall'aldilà. Non ha voluto funerali né alcuna commemorazione. Amava la vita, non il suo contrario e fino all'ultimo ha vissuto come se davanti a sè avesse altri cent'anni, tutti fortunati.

Manuela Pivato